SHARE
Milan Sinisa Mihajlovic gestures during the Italian Serie A soccer match ACF Fiorentina vs Ac Milan at Artemio Franchi stadium in Florence, Italy 23 August 2015. ANSA/MAURIZIO DEGL INNOCENTI

Mihajlovic

La partita che doveva portare ad una svolta ha in realtà portato, se possibile, un altro carico di interrogativi in casa Milan. A Torino i rossoneri sono apparsi in parziale crescita, se non altro dal punto di vista delle occasioni concesse agli avversari – poche, molto poche. I dubbi sul cambio di modulo non sono ancora del tutto fugati, perchè se da una parte è vero che la squadra ha concesso complessivamente meno ed è parsa più ordinata, dall’altra non si può certo dire che dal punto di vista delle occasioni create ci sia stato un deciso passo avanti. Vuoi per il poco lavoro svolto in allenamento sul nuovo sistema di gioco, vuoi per la scarsa vena di elementi cardine del suddetto sistema (Luiz Adriano e Cerci su tutti), la poco edificante notifica di “primo tempo con meno conclusioni della Serie A 2015-2016” è lì a testimoniare entrambi i fatti in questione.

Ciò che ha fatto precipitare i tifosi del Milan nello sconforto è però la cronica capacità di questa squadra di sparire dal campo una volta passati in vantaggio. Da quando campioni e senatori hanno lasciato Milanello – sono ormai tre anni – la formazione rossonera fatica a ritrovare il suo status quo di grande squadra e poche volte ha legittimato i propri successi con prestazioni convincenti dal primo all’ultimo minuto. All’Olimpico di Torino è andato in scena l’ennesimo spettacolo di un teatro dell’assurdo degno di Samuel Beckett e Jean Tardieu. Assurdo perché su un campo difficile e contro una squadra ostica che tra le mura amiche aveva finora soltanto vinto – anche con la Fiorentina capolista – il Milan è riuscito ad imbrigliare il Toro per oltre un’ora, giocando una partita non straordinaria ma comunque solida e soprattutto che ha visto, fino al vantaggio firmato Bacca, un bello zero alla voce “parate di Diego Lopez”.

Un vero peccato che il portiere spagnolo abbia deciso di aggiornare la statistica solamente dopo il pareggio di Baselli e non proprio in occasione della rete dell’ex atalantino, bravissimo nell’inserimento senza palla ma autore di una conclusione che il buon Diego poteva e doveva disinnescare senza grandi patemi. Probabilmente una parata in quella circostanza avrebbe fatto passare sotto traccia la pericolosissima tendenza suicida del Milan che, eccezion fatta per la “rimonta Champions” del 2013, ha nella mancanza di continuità, non solo di risultati ma anche all’interno della singola partita, il suo più grande problema. Anche contro il Torino, i rossoneri una volta passati in vantaggio hanno arretrato il proprio baricentro di svariati metri, mancando diverse opportunità – reali o potenziali – di chiudere la partita a causa dell’atteggiamento remissivo susseguente al gol di Bacca. In trincea senza apparente motivo e incapace di ripartire (Cerci, già appannato, sparito dal campo nel momento del bisogno) il Milan ha concesso al Torino di riprendersi dallo svantaggio e di mettere in campo il consueto “cuore Toro” che in questi anni abbiamo già visto far tremare e poi cadere persino la Juventus.

Sentito l’odore del sangue, a Ventura è bastato inserire la terza punta, Belotti, per far saltare le fragili barricate milaniste. Si trattasse di un caso isolato le preoccupazioni sarebbero relative, ma come anticipato in precedenza da almeno due anni queste situazioni fanno parte della quotidianità rossonera. E’ accaduto anche in questa stagione  contro Empoli, Palermo e Udinese, le altre tre partite che anno portato punti alla classifica di Mihajlovic e co. Proprio all’ex allenatore della Sampdoria spettava il compito, in estate, di ridare linfa ad una squadra spenta e soprattutto di ricreare una mentalità vincente e da squadra abituata a certe pressioni. E’ proprio su questo punto, su ciò per cui a detta di tutti è stato chiamato, che il serbo sta fallendo. Prima ancora che davanti alla lavagna di moduli e schemi di gioco, che come si è visto hanno un peso relativo, Mihajlovic deve necessariamente entrare nella testa e nei pensieri di una squadra sino ad oggi sempre timorosa a prescindere dall’avversario. Perchè una squadra per cui è deleterio passare in vantaggio no, non si era mai vista.

SHARE