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vergassola

Dalla serie A passando per la B, poi di nuovo A e infine il fallimento e la ripartenza dal campionato dilettanti. Un legame indissolubile quello tra Simone Vergassola e il Siena, squadra nella quale ha militato ininterrottamente per 12 stagioni. Un caso più unico che raro al giorno d’oggi, con giocatori capaci di cambiare anche 3 squadre in altrettante sessioni di mercato. Serietà, abnegazione e voglia di calcio, sono stati questi i segreti della carriera da calciatore di Vergassola, ritiratosi proprio lo scorso luglio dopo la promozione del Siena in Lega Pro. L’ex centrocampista ligure si è raccontato in un’intervista rilasciata a GianlucaDiMarzio.com, di seguito i alcuni passaggi.

FUTURO DA ALLENATORE – “Nel mio paese, Sarzana, sto collaborando con un mio vecchio amico che gestisce una scuola calcio. Faccio l’allenatore dei ragazzi classe 2007. E poi vado in giro: ho visto parecchie volte gli allenamenti dell’Empoli di Giampaolo e le partite di Perugia o Fiorentina. Insomma, sto cercando di aggiornarmi per un futuro da allenatore”.

CUORE SENESE – “Non sono riuscito ad andare allo stadio, ma chiaramente tifo per loro. E’ una realtà competitiva, completamente nuova ma che sta facendo cose buone. Probabilmente deve solo migliorare in zona gol, ma c’è tempo per crescere ancora. Sento quotidianamente Portanova, mi aggiorna sulle vicende della squadra. Con lui la fascia da capitano è in buone mani, anzi… in buone braccia”.

MAESTRO CONTE – “Con Antonio Conte ho vissuto due stagioni a Siena: una nel 2005/06, quando era il vice di De Canio, ed un’altra nel 2010/11, nell’anno della promozione dalla B alla A. Già allora era in gamba e pronto per camminare da solo. Nell’anno della promozione ci ha trasmesso un’identità di gioco, la voglia di provare sempre a vincere, di non mollare un centimetro. L’Italia è una sua creatura: un gruppo che ha una fisionomia con una bella idea di calcio”.

RETROSCENA – “Nei primi mesi della sua prima esperienza a Siena, dopo qualche giorno di ritiro mi disse: ‘Il mio obiettivo è allenare la Juve e sono sicuro che ce la farò’. Quelle parole mi sorpresero. Sembrò quasi presuntuoso nel pronunciarle, ma solo dopo averlo conosciuto capii che quella non era presunzione ma consapevolezza dei propri mezzi e grande voglia di emergere”.

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