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PALERMO, ITALY - AUGUST 15: Franco Vazquez of Palermo in action during the TIM Cup match between US Citta di Palermo and US Avellino at Stadio Renzo Barbera on August 15, 2015 in Palermo, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)
Franco “el mudo” Vazquez è tornato a segnare nella delicata sfida al Bologna, salvando la panchina di Beppe Iachini.

A parlare per lui è sempre il campo. Franco “El mudo” Vazquez è fatto così, del resto con il soprannome che si ritrova non potrebbe essere altrimenti; tecnica sopraffina, visione di gioco, fisico e quel passo felpato che sa molto di calcio argentino. La velocità però non è tutto nel calcio moderno, soprattutto in quello italiano, dove a contare sono anche altre caratteristiche, le stesse che hanno permesso all’italo-argentino di metabolizzare alla perfezione il salto di qualità dalla B alla massima serie. Beppe Iachini si è fidato immediatamente delle sue qualità, nonostante fosse finito ai margini della rosa del Palermo nei primi mesi di gestione targata Gattuso; averlo ripescato è stata la sua fortuna, un’intuizione capace di rivelare nella sua interezza il peso specifico di talento purissimo. Perso Dybala, volato a Torino, è chiaro come quest’anno molte delle possibilità dei rosanero passino dalla sua capacità di essere decisivo nei momenti topici della partita, dove la palla scotta e solo chi possiede tecnica e personalità riesce a emergere; questione di responsabilità, troppe forse quelle che Vazquez ha sentito sulle proprie spalle in queste prime otto giornate di campionato. Assieme al suo ex compagno d’attacco, Vazquez formava una delle coppie più temute dell’intera serie A, favorito da un’intesa che permetteva spesso di scambiarsi i ruoli con Dybala che retrocedeva e Vazquez pronto ad occupare il ruolo di prima punta; con Gilardino invece, classico centravanti d’area di rigore, è stato costretto a modificare il proprio gioco e abituarsi a un altro tipo di lavoro. Primo schermo per il regista avversario ma anche punto di riferimento assoluto per i compagni, come dimostrato nella gara di Bologna in cui si è finalmente rivisto il vero Vazquez; leader silenzioso e delizioso, assistman instancabile e addirittura match winner. Perfetto il controllo con il destro ad accarezzare e sistemarsi al meglio il pallone da appoggiare in rete con il suo magico sinistro. Il mudo è tornato e con lui tutto il Palermo, reduce da quattro stop consecutivi; sprazzi del giocatore ammirato per tutta la scorsa stagione, chiusa con 10 reti e 11 assist (il migliore dell’intero campionato).  Nonostante una partenza complicata, Vazquez è entrato prepotentemente in 4 dei 10 gol stagionali dei rosanero, con tre assist e appunto la rete pesantissima realizzata domenica; il tutto accompagnato dalla curiosa statistica che lo vede quasi a segno in trasferta (otto volte su undici). Sedotto e poi abbandonato da Antonio Conte che l’aveva convocato in Nazionale, salvo poi decidere di virare su moduli di gioco che non prevedono il trequartista, Vazquez ha risposto riprendendosi il Palermo e, chissà, sperando di qui a maggio di convincere il ct a portarlo in Francia. Intanto a goderselo, meritatamente, è Iachini, un altro che alle parole preferisce da sempre i fatti.

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