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Sampdoria's forwards Citadin Martins Eder (R) celebrates with his teammate Carlos Joaquin Correa after scoring the goal 1-1 during the Italian Serie A soccer match Uc Sampdoria vs Empoli Fc at Luigi Ferraris Stadium in Genoa, Italy, 29 October 2015. ANSA/SIMONE ARVEDA

 

Sampdoria's forwards Citadin Martins Eder (R) celebrates with his teammate Carlos Joaquin Correa after scoring the goal 1-1 during the Italian Serie A soccer match Uc Sampdoria vs Empoli Fc at Luigi Ferraris Stadium in Genoa, Italy, 29 October 2015. ANSA/SIMONE ARVEDA
L’esultanza di Eder dopo la rete del pareggio all’Empoli, la sua ottava in questo campinato alla pari di Gonzalo Higuain.

La crisi, vera presunta della serie A, passa attraverso gli addii dei tanti fuoriclasse stranieri nel corso degli ultimi anni, come se il livello del campionato venisse misurato esclusivamente in base al numero delle tante stelle internazionali presenti nelle rose dei nostri club. L’appeal che il calcio italiano esercita è certamente minore rispetto a quello di un decennio fa ma il trend registrato nelle ultime stagioni dimostra che qualcosa è cambiato; anche i top player stranieri scelgono di venire in Italia, come accaduto con Higuain, Mario Gomez, Tevez, Dzeko o Bacca.

Numeri spaventosi, giocate sopraffine, gol a grappoli. Gonzalo Higuain è oggi il miglior giocatore del nostro campionato, in cima alla classifica marcatori a quota 8 reti, quelle con cui ha trascinato il Napoli fin quasi alla vetta, ancora di proprietà della Roma. Dato atto al Pipita di essere una spanna sopra tutti i suoi colleghi, non riusciamo a capire il motivo per cui, l’altro capocannoniere, non venga trattato alla stessa stregua dell’ex centravanti del Real Madrid. Quante volte abbiamo sentito ripetere la storia secondo cui, per un giocatore italiano meritevole di altrettanta visibilità, sarebbe stato meglio possedere un cognome straniero? Tantissime, eppure a Eder Citadin Martins, non sono bastate le chiare origini brasiliane per ricevere le medesime attenzioni che stampa e tifosi riconoscono all’attaccante del Napoli di Maurizio Sarri. Questione di un masochismo tutti italiano, lo stesso che spesso ci porta a privilegiare gli ottimi prodotti stranieri piuttosto che valorizzare quelli nostrani, ugualmente genuini ed efficaci. Strano, perché nel salotto buono della serie A più equilibrata degli ultimi vent’anni, siede ormai stabilmente anche Eder, 43esimo oriundo della storia della nostra Nazionale.

Meglio non farsi trarre in inganno dai dati anagrafici, perché Eder, arrivato all’Empoli giovanissimo grazie alla felice intuizione del ds Marcello Carli, italiano lo è diventato per davvero dopo dieci anni di crescita costante che lo ha portato fino ai livelli raggiunti alla Sampdoria, l’ambiente dove il suo talento ha trovato la giusta consacrazione. Nella sua carriera non c’è niente di casuale, nessuno che gli abbia mai regalato nulla; ecco cosa rende la sua storia qualcosa di cui andar fieri, una parabola ascendente dai risvolti ancora sconosciuti e che tutti si augurano duri ancora a lungo. Nell’ultima rete realizzata all’Empoli, sono racchiuse tutte le caratteristiche che lo rendono un vero e proprio incubo per le difese avversarie; capacità di attaccare la profondità, velocità, tecnica, precisione. Partito dalla provincia toscana, Eder ha avuto il merito di prendere qualcosa da tutte le sue esperienze, lasciando tracce importanti in ognuna delle sue tappe; sembrava pronto già pronto nel 2010 dopo aver vinto la classifica marcatori in B con l’Empoli ma nel grande salto in A aveva mostrato ancora qualche limite, pur lasciando intuire sprazzi interessanti. Dopo Brescia e Cesena, ripartire con la Samp da quello che tutti pensavano restasse per sempre il suo campionato si è rilevata la decisione migliore, quella che ha contribuito di più alla definitiva maturazione. Attaccante esterno di corsa e sacrificio per Mihajlovic, punta pura per l’Uomo Ragno, Eder è il prototipo del giocatore moderno, bravissimo nelle due fasi e spietato in zona gol; sulla buona strada per battere il suo record personale in serie A (dopo le 12 reti delle ultime due stagioni, quest’anno è già a quota 8), l’italobrasiliano promette di essere tra i protagonisti anche all’Europeo di Francia 2016 dove sarà certamente tra i punti di forza degli azzurri di Antonio Conte.

Curriculum di tutto rispetto, stessi gol del capocannoniere, cognome straniero e nazionalità italiana: inutile meravigliarsi del perchè si continui a parlare sempre e solo di Gonzalo Higuain…

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