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bruno peres

Corri ragazzo, corri. 78 metri a cento  all’ora, col respiro trattenuto in gola, fino al destro violento scagliato nella porta bianconera. La fine di un digiuno lungo dodici anni, firmata da un ragazzo semisconosciuto dal sorriso beffardo. Quella prodezza ha regalato al Torino e al campionato italiano un piccolo fenomeno, un terzino coi fiocchi, lanciato ed  esaltato  da Giampiero Ventura che ha trovato l’interprete perfetto  per il suo 3-5-2. Gol, assist e tanta , tantissima qualità al servizio dei compagni. Un brasiliano europeo, tatticamente ordinato, preciso ma imprevedibile dalla trequarti in su. Titolare sempre, quasi per legge perché i destini di Peres e del Toro si incrociano, dipendono l’uno dall’altro da quel 30 novembre scorso , quando inevitabile scattò  la scintilla. Vinse poi la Juve, con un gol allo scadere di Pirlo ma quel derby, dopo undici mesi esatti, viene ancora ricordato per il gesto balistico di un ragazzo spuntato dal nulla.

Da allora ne ha fatta di strada il giovanotto arrivato dal Santos, inseguito per un’estate intera (invano) dalla Roma con Garcia che avrebbe fatto carte false pur di portarlo nella capitale. Bravo Cairo a respingere l’assalto, a tenersi stretto il leader tecnico della compagine granata, idolo indiscusso della maratona. Il nuovo inizio, in realtà , non è stato dei più fortunati: subito un infortunio, un mese e più lontano dai campi e un recupero più complicato del previsto. Poi il ritorno, subito incisivo, determinante, come nel suo stile. Lo scorso mercoledì gli sono bastati i cinque minuti concessigli dall’allenatore per provocare, con una serpentina delle sue, l’autorete del momentaneo 3 a 2. Un fedele e promettente certificato di guarigione, un avviso in carta da bollo da spedire dritto in casa Juventus. Ci sarà oggi, dal primo minuto, per tornare ufficialmente proprietario della sua fascia, lasciata scoperta per un po’.

Una grana in più per Max Allegri, alle prese con una pericolosa crisi di risultati, legata anche al rendimento altalenante di alcuni singoli. In tal senso, potrebbe rivelarsi fondamentale la scelta del terzino mancino che dovrà provare a sbarrare la strada all’inafferrabile Peres, tornato su di giri. Alla fine dovrebbe spuntarla Evra, con Alex Sandro (sempre più oggetto misterioso) relegato in panchina. Dubbi per Allegri ma non per il Toro che, al di là del beffardo pareggio nel turno infrasettimanale con il Genoa , arriva al derby in una condizione psicofisica nettamente migliori. E con un Bruno Peres in più, il terzino attaccante che fa sognare il popolo granata.

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