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Juventus' forward Juan Cuadrado scores the goal of 1-2 during the Italian Serie A soccer match between Juventus Fc and Torino Fc at Juventus Stadium in Turin, 31 October 2015. ANSA/ ANDREA DI MARCO
Juventus' forward Juan Cuadrado scores the goal of 1-2 during the Italian Serie A soccer match between Juventus Fc and Torino Fc at Juventus Stadium in Turin, 31 October 2015. ANSA/ ANDREA DI MARCO
La rete di Cuadrado che ha condannato ancora una volta il Torino alla sconfitta allo Juventus Stadium nei minuti di recupero.

Alla pari per più di 90′, ma ancora una volta sconfitto all’ultimo respiro. Lo Juventus Stadium continua ad essere stregato per il Torino e i suoi tifosi, festanti e orgogliosi per la solita prova gagliarda tutto cuore mostrata in campo dagli uomini di Gianpiero Ventura, ma gelati dalla rete decisiva di Cuadrado che ha mandato in visibilio il pubblico bianconero, quello si pronto a fischiare in caso di parità.

Già, perchè proprio mentre sembrava che il pareggio (in ogni caso il risultato più giusto per quanto visto in campo) stesse per materializzarsi, è bastata l’ennesima amnesia della retroguardia granata a mandare all’aria tutti i piani; ingenuità e troppa foga hanno condannato il Toro, mai come stavolta vicino a violare la casa dei rivali cittadini. Dopo un primo tempo sottotono, la squadra uscita dagli spogliatoi per la ripresa, è stata quella che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare negli ultimi anni; corta e raccolta nella propria metà campo, prontissima a ripartire in fulminei contropiedi spinti da giocatori che sembravano frecce impazzite. La Juventus di Max Allegri c’ha capito poco o nulla, palesando tutti i suoi attuali difetti e salvata in due occasioni dagli interventi decisivi del suo portiere; proprio il ruolo che, adesso, inizia seriamente a preoccupare Gianpiero Ventura. 17 reti subite in queste prime 11 giornate non rappresentano numeri incoraggianti, con la squadra che è riuscita soltanto una volta a tenere la propria porta inviolata (alla quarta giornata contro la Sampdoria); Padelli, anche ieri tutt’altro che irreprensibile, vive un momento complicato, cui si aggiunge l’insolito affanno di una retroguardia cui manca tremendamente la classe e la gioventù di Nikola Maksimovic. Con le turnazioni ridotte all’osso, Ventura fa quel che può, ma è chiaro che il perdurare della fragilità difensiva evidenziata fin qui, difficilmente permetterà al Torino un campionato come quello passato.

A condannare il Toro alla sconfitta ci è messa anche la cabala, nella notte delle streghe, quelle che certamente avranno tormentato non poco i sogni del tifoso granata medio; ancora una volta, il numero 30 ha rappresentato quello della beffa, impossibile non pensarci. Era il 30 novembre 2014 quando un destro di Andrea Pirlo condannò alla sconfitta un grande Torino, capace di tenere testa e imbrigliare ben altra Juventus; ieri, 30 ottobre 2015, nella tonnara finale è spuntato Cuadrado e la storia si è incredibilmente ripetuta nella stesse identiche modalità. Credere ai numeri e alle coincidenze può bastare fino a un certo punto, meglio chiedersi cosa manca ancora al Torino per fare il definitivo salto di qualità; pensare di restare eternamente nel limbo dei “Saranno famosi” sarebbe in controtendenza con la gloriosa storia del club capace di vincere 7 scudetti.

Debellare la psicosi da derby è certamente un obiettivo, voltare immediatamente pagina un dovere. Ventura lo sa bene, anche se il suo lavoro non sarà semplice; perchè sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Proprio come il 30 sulla ruota di Torino.

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