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 Arrigo Sacchi ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de “Il Corriere della Sera”. Ecco le sue dichiarazioni:
“Un giorno sono stato frainteso e messo sulla graticola, addirittura tacciato di razzismo. Hanno estrapolato due frasi da un discorso più ampio e approfondito, le mie parole sono state strumentalizzate ad arte. Io razzista dopo 43 anni di calcio, di educazione sportiva, dove ho allenato più giocatori di colore io di chiunque altro. Lasciamo perdere un attimo Tavecchio, ci torneremo dopo, le darò la mia opinione. Voglio raccontare un fatto, vero non chiacchiere: allenavo il Milan, volevo Frank Rijkaard, Berlusconi era rimasto conquistato da un altro giocatore. Non c’era verso di convincerlo. Allora mi sono dimesso da allenatore. Solo allora Berlusconi si convinse e prese Rijkaard. Ci siamo intesi giusto?. Eppure per una frase mai detta, sfruttata ad arte da un giovane cronista, sono finito nelle pagine di tutto il mondo, attaccato, calpestando tutta la mia storia di uomo e di allenatore. Chi mi criticò in modo feroce? Pensate voi, Sepp Blatter. Valori? Battista sostiene tesi giuste, vuole scuotere un mondo, quello sportivo. Ma non sono omertosi solo il calcio e lo sport. Meglio, se lo sono è perché il nostro Paese è omertoso. Il calcio è la metafora della vita di tutti i giorni. Viviamo in un sistema dove prevalgono i privilegi, gli interessi rispetto ai meriti e ai valori. Ha mai visto un presidente federale eletto secondo un programma?”

“Tavecchio non è un razzista, creda a me. Nemmeno xenofobo. Lo conosco bene. Lui parla come se fosse sempre al bar. La smetta. Il mio ragionamento esula da Tavecchio. L’elezione del presidente federale avviene attraverso gruppi di poteri, non certo pensando al bene comune. E lo stesso Tavecchio non è certo stato eletto perché sostenitore di un buon programma. Questo nel nostro sistema passa in second’ordine.

Il divismo e il business stanno ammazzando il calcio. Si tiene in vita solo rispettando i valori, il merito, l’educazione sportiva, lavorando sui giovani. Nazionali? Credo si sia fatto un buon lavoro, seppur tra mille difficoltà e disattenzioni. Certe proposte, alcuni progetti, validissimi, sono stati ostacolati, non sono stati messi in condizione di decollare proprio perché si sono coalizzati interessi particolari, di bottega”.