La leggenda di Ivica Strok, da Football Manager alla vita reale

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Chi di voi non ha mai giocato a Football Manager? L’emozione di decidere la formazione della domenica, gli impegni settimanali nell’organizzare gli allenamenti, l’attenzione allo scouting internazionale e lo scegliere le pedine adatte per il proprio scacchiere: questo gioco ha dato la possibilità a tutti i patiti del mondo del calcio di provare anche solo per qualche ora al giorno a farne parte, con un realismo ed una partecipazione dell’utente sempre maggiore. In ogni caso, però, le nostre avventure sportive terminavano una volta spento il pc, al massimo riprendendo vita nei racconti agli amici e sui fogli di carta su cui orgogliosi mostravamo al mondo “reale” il nostro 11 vincente. Per Johnny Sharples, però, Football Manager ha sempre significato molto di più.

Giocatore quasi ossessivo di questo titolo, Sharples inizia la sua avventura con il vecchio Championship Manager nel ’93, innamorandosi di questo gioco e non perdendo neanche un appuntamento fino al 2015. Esperto di ogni singolo dettaglio tecnico e tattico, trova nell’edizione del 2014 l’ispirazione per creare qualcosa di unico, che cementerà una volta e per tutte la realtà virtuale e quella esterna ad un computer. Il tutto, come spesso accade, inizia da un evento spiacevole: la morte del fratello sconvolge Johnny che, in attesa del funerale, riesce a trovare conforto esclusivamente nel gioco che più ha l’effetto di estraniarlo dalla tristezza e la delusione del mondo esterno. Sarà proprio in questo periodo che nascerà la leggenda.

Dopo un brillante inizio di carriera che ha visto allenatore della Dynamo Dresda, del Brighton & Hove e degli Hearts, per Johnny arriva la chiamata del glorioso Glasgow Celtic nel 2017. In seguito a due stagioni convincenti in cui riesce agevolmente a portare a casa il titolo nazionale, il nostro allenatore virtuale capisce che la piazza ha bisogno di fare un ulteriore passo: bisogna dominare in Europa. Per raggiungere questo ambizioso obiettivo non si può esclusivamente contare sui gol di Samaras e sulla tecnica di Maiga, ma urgono giocatori giovani e talentuosi su cui investire ed a cui affidare le sorti del club nel medio/lungo periodo. Johnny spedisce i suoi scout in giro per il mondo alla ricerca del profilo giusto e dopo alcuni giorni ecco arrivare un nome sulla sua scrivania che attira la sua attenzione: si tratta del croato Ivica Strok. Non impressionatevi se non avete idea di chi sia, si tratta di un giocatore creato artificialmente dal gioco per andare a sostituire gli atleti ritiratisi con l’avanzare delle stagioni. A prescindere dalla sua esistenza o meno nel mondo reale, state certi che non dimenticherete facilmente il suo nome. Il giocatore è giovane, ha solo 18 anni, ma gli osservatori del Celtic raramente sbagliano e Johnny con un investimento di 5 milioni decide di portarlo in Scozia. Con il click che autorizzava il trasferimento, Johnny Sharples aveva appena fatto la storia del club.

Nei successivi 22 anni il Celtic domina il campionato scozzese, superando il record di 54 titoli detenuto dai rivali Rangers. Come se non bastasse, grazie alle prestazioni di Strok arriveranno ben 4 titoli Europei, oltre a due finali perse che impediscono di arrivare a 6. Strok diventa recordman di reti segnate con la maglia del Celtic, vince più volte scarpa d’oro, premio per giocatore dell’anno e Pallone d’Oro, arrivando secondo nel 2032 dopo aver guidato la sua Croazia alla vittoria degli Europei. E’ un attaccante completo, segna di destro e sinistro, di testa, su punizione, in area e da 30 metri. Diventa una leggenda vivente del calcio ma, ahinoi, tutte le storie sono destinate a finire e anche la carriera di Strok arriva al termine. Un giocatore di questo calibro merita di rimanere nei libri di storia, ma Football Manager non è in grado di controllare la carriera di un calciatore virtuale al di là del campo. Ci pensa dunque Johnny a rendere onore ad un tale campione ed è proprio in questo momento che Ivica Strok infrange lo schermo e mette piede nella vita reale.

Johnny, armato di Photoshop e di tanta fantasia, crea un profilo Twitter del giocatore, raccontando la sua storia e continuando il suo mito. Strok finisce sulla Scottish Hall of Fame, il suo volto è sulle copertine dei magazine, partecipa a reality show ed interagisce con i suoi fan, che giorno dopo giorno aumentano a dismisura. Il successo ottenuto da Strok non è però fine a se stesso: Johnny decide di sfruttare il suo personaggio per un fine più che mai lodevole. Torniamo dunque al triste 2014: il fratello di Johnny è morto, si è suicidato e, forse, è proprio grazie a questo evento che è nata la leggenda di Strok. Nella realtà virtuale siamo nel 2042 ed il talento croato decide di organizzare una partita per annunciare il suo addio al calcio. In campo i suoi Celtic e la sua ex squadra, la NK Zagabria. 99.000 spettatori, Strok indossa per l’ultima volta la fascia da capitano dopo 903 presenze, 836 gol, 23 titoli nazionali e 4 Champions League ma, anche se questa partita si è svolta solo sul pc di Johnny, il risultato ottenuto è incredibile. In contemporanea con il match, infatti, il nostro allenatore grazie all’aiuto di un amico è riuscito a mettere in vendita un programma in cui è narrata la storia di Ivica, unita alle biografie dei suoi ex compagni ed allenatori, le sue interviste e le foto delle sue gesta. Il ricavato di questa iniziativa (frutto di un enorme lavoro creativo di Johnny e che incredibilmente si rivela un successo), viene devoluta interamente in beneficenza a organismi che si occupano della prevenzione di suicidi.

Tutto torna: una morte ha dato vita ad un giocatore virtuale che, grazie alla sua carriera, oggi potrebbe salvare altre vite. La foto di Stroke con il mega assegno della donazione è l’ultima delle sue incredibili imprese ed oggi la sua maglia numero 10 del Celtic sventola al National Football Museum di Manchester insieme a quelle di Messi, Pelè e Maradona. Quando la creatività e la fantasia vanno a combinarsi con la passione per uno sport realizzata da un meraviglioso gioco, non esistono più confini tra il virtuale ed il reale: spesso ciò può diventare un problema ma, in altri casi, il risultato può essere quanto mai sorprendente.

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