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Un fulmine a ciel sereno. La virata della Sampdoria su Montella con conseguente addio di Walter Zenga, ironia della sorte proprio dopo la sconfitta casalinga rimediata a Marassi contro la Fiorentina, offre ai Della Valle l’ennesima occasione di dimostrare al mondo pallonaro come la dirigenza viola sia tutt’altro che una “controparte molle” sulle questioni riguardanti il mercato e i temi contrattuali. Un marchio di fabbrica che trova riscontri nel recente passato gigliato, da Toni a Cuadrado, passando per Jovetic e Ljajic, per finire poi a Montella: la quadratura del cerchio societario, roba da milioni di € che fanno girare bilanci con il beneplacito del calcio tutto.

DELLA VALLE E MONTELLA Diciamolo subito: sarebbe successo. Restava da capire quando, in tal senso forse nemmeno la società gigliata si aspettava che il tecnico partenopeo tentasse di accasarsi in fretta e furia ad un’altra squadra; tant’è, adesso bisognerà capire, al solito, quanto sarà lunga la corda delle due parti che da ieri si parlano per trovare un’intesa che non è poi così scontata come potrebbe sembrare. Montella non si è lasciato bene con Firenze, sebbene il ricordo dell’Aeroplanino sia ancora fulgido nella mente dei tifosi toscani, figurarsi con i Della Valle, da sempre attenti alle questioni economiche che riguardano contratti, bilanci e via dicendo. Partiamo allora dalla clausola rescissoria, pietra dello scandalo, quei 5 mln di € visti come un ostacolo non da poco dal numero uno dei doriani Massimo Ferrero: i Della Valle sarebbero disposti a rivedere al ribasso tale soglia, attestandosi sui 3 mln di €, sicuramente non disposti a prendere in considerazione la prima offerta del patron dei liguri che avrebbe “allungato” solo 500mila €. Troppo poco, no grazie e “pacchetto” nel congelatore. Del resto Montella ha un contratto fino a giugno 2017 a 1,2 mln di € annui che, al netto del termine contrattuale comprensivo di tasse, pesa sulle casse gigliate la bellezza di circa 4,5 mln; se si pensa che all’Aeroplanino sono stati pagati gli ultimi 6 mesi da “separato in casa” si finisce a parlare di una spesa di quasi 1 mln che, unito all’ingaggio di Sousa (1 mln di €) con tasse annesse, finisce per sfiorare proprio la cifra richiesta dalla Fiorentina al cineasta capitolino.

VENDETTA? Forse un termine fin troppo crudo. Sicuramente un modo per pareggiare i conti. I Della Valle non dimenticano, soprattutto quando si parla di accordi e trattative, un modo di fare sul quale è stato improntato tutto il corso viola dell’ultima decade; in particolare un modo di essere di chi si sente imprenditore “serio”, cioè ligio ai contratti e alle carte firmate, qualcosa che nel “mondo alla rovescia” dell’Italia odierna fa rumore in quanto da noi “esplode” la normalità invece di sembrare strana la stranezza. Insomma, sconti e regali non sono temi giornalieri in casa gigliata, per di più pensando a come già in passato si sia chiuso un occhio con i liguri sul cartellino di Lorenzo De Silvestri, praticamente svenduto dai gigliati ai doriani. Adesso resta da vedere l’epilogo della storia, rimaniamo quindi in “prima fila”, non sia mai che si possa parlare di un finale strappalacrime. 

 

Stefano Mastini