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corradi

In occasione del torneo Winner Stays della Nike, svoltosi a Roma, MaiDireCalcio ha intervistato in esclusiva Bernardo Corradi, ex attaccante di Lazio, Valencia e Manchester City. Oltre alle domande poste alla punta italiana MaiDireCalcio ha potuto seguire il torneo di calcio a 4 indoor che si accingeva ad eleggere i finalisti ed infine i campioni della competizione.

Una domanda sul derby: come hai visto la “tua” Lazio, uscita piuttosto male dal match?

“Più che male è una squadra che risente della scarsa preparazione fisica, questa stagione si è trovata ad affrontare due impegni importanti come la Supercoppa italiana e il preliminare di Champions League. Poi il fatto di non esser riuscita a centrare nessuno dei due obiettivi a mio avviso ha dato anche quella ripercussione psicologica che si porta dietro anche durante il campionato. L’anno scorso comunque la Lazio aveva iniziato in maniera altalenante steccando sempre il salto di qualità, poi sono entrati in condizione Felipe Anderson e Candreva, i giocatori più dotati e che dovrebbero e devono prendere per mano la squadra. Sono gli stessi giocatori che a mio avviso hanno steccato un po’ di più il Derby, a mio avviso in queste situazioni di difficoltà loro devono prendersi la responsabilità di far qualcosa di diverso.”

Sempre a proposito di derby, come giudichi la cornice dell’Olimpico senza curve e praticamente senza tifosi?

“Mi ritengo privilegiato per aver giocato il derby ed arrivare allo stadio e fare tutta la preparazione è davvero emozionante. Tutta la settimana si vive il derby con la gente che viene a Formello. Roma è una città particolare e Lazio-Roma è un campionato all’interno del campionato, si sentiva quindi che c’era attesa per la partita. Arrivato allo stadio, due secondi prima di calarti nell’evento, ti rendevi conto di essere fortunato. Il derby è stato brutto sia dal punto di vista tecnico che sugli spalti, se vai in giro per il mondo gli altri stanno andando avanti, togliendo barriere, avvicinando la gente al campo. In Italia invece torniamo indietro”

Quest’estate in Italia è successo qualcosa di piuttosto sorprendente: nessun giocatore del Torino primavera (campione d’Italia proprio contro la Lazio di Inzaghi) ha trovato una squadra in Serie B. Un giocatore in particolare è stato convocato da un college americano (con una borsa di studio) per andare a giocare e probabilmente essere inserito in futuro nella MLS. Tu che hai vissuto la tua ultima parte di carriera nei Montreal Impact hai notato la volontà da parte del movimento americano di non ingaggiare solo top-player a fine carriera ma anche giovani talenti europei?

“La volontà da parte degli statunitensi c’è, il problema è la struttura del campionato. Dal punto di vista sportivo ha poco appeal, negli USA si va allo stadio per vedere uno spettacolo (basket, football americano, baseball) che hanno delle pause enormi, in Italia se arrivi 5 minuti dopo il calcio d’inizio è un problema. Adesso nella MLS il “salary cap” non può essere sforato come fanno negli altri sport e anche questo è un “ostacolo”. C’è voglia di migliorare il campionato ma secondo me non hanno la forza per attirare giovani talenti stranieri e stanno quindi cercando di ristrutturarsi dal punto di vista delle Academy, un grande talento però mira ad un campionato più performante.”

Poi sulle primavere italiane..

“Ora vogliono fare una riforma per inserire le seconde squadre, perché la Primavera è un campionato importante che però non trasmette la giusta dimensione del “calcio dei grandi” a un ragazzo che già gioca in una prima squadra.”

Riguardo la tua parentesi inglese, come hai vissuto l’esperienza al Manchester City che si trovava all’inizio di quella che poi è stata una vera e propria scalata nel calcio europeo?

“Io arrivo sempre tardi (ride ndr): dopo il mio arrivo alla Lazio c’è stato il fallimento, al Parma sono falliti, il Manchester City era una squadra di “raccattati”. Quando ero al City c’era ancora un’impronta inglese, con una società e un allenatore inglese, c’era la partita il sabato e poi molti giorni liberi a disposizione. Ho fatto quindi fatica ad ambientarmi, perché avendo girato un po’ per l’Europa ho notato che il nostro calcio dal punto di vista fisico e tattico è il migliore, anche per quanto riguarda le strutture mediche. L’esperienza mi è servita perché ho conosciuto un altro tipo di calcio che spero mi serva anche in caso dovessi fare qualcosa di diverso. Ricordo un episodio con i fratelli Gallagher (tifosissimi del City ndr): in un match contro il Watford sono entrati nel settore dei tifosi Citizens e praticamente il match si è fermato per il loro arrivo. Incredibile”

Questa Serie A è molto più livellata rispetto agli passati, con Napoli e Fiorentina che probabilmente giocano il miglior calcio, come vedi il nostro campionato?

“Mi piacciono proprio Napoli e Fiorentina, ma terrei d’occhio anche il Sassuolo. Secondo me Di Francesco a questo punto è pronto e merita un’occasione in una grande squadra. Per quanto riguarda la Juve ha ceduto dei giocatori molto importanti e ha bisogno di un po’ di tempo anche perché l’anno scorso era stata una stagione di transizione e aveva beneficiato di tutto il background costruito da Conte. Adesso hanno investito sul mercato, ma alla Juve conta una sola cosa, ovvero vincere, e ora che sono partiti male si trovano comunque in corsa per il loro obiettivo minimo cioè il terzo posto. L’Inter gioca male perché ha dei problemi di struttura, è stata creata in toto dall’allenatore che l’anno scorso aveva trovato una squadra “non sua”, mentre quest’estate Mancini ha fatto la classica lista della spesa. Se sono attualmente primi giocando non benissimo non immagino cosa possano fare se cominciassero a giocare veramente bene.”