Acqua e rigori, la Roma si impantana

Eduardo Barone
23/11/2015

Acqua e rigori, la Roma si impantana

bolis

Bologna-Roma 2-2, i giallorossi si incagliano nel nubifragio del Dall’Ara. Prima Masina, poi i tre rigori di Pjanic, Dzeko e Destro.

Tanta acqua e tanti rigori. La pioggia che non ti aspetti frena la fame dei lupi giallorossi che sabato sera per sfamarsi si sono dovuti accontentare di un solo punto. Il pareggio a Bologna è amaro e nato da casualità e incertezza frutto delle condizioni del campo, al limite dell’agibilità. Rudi Garcia è uscito parecchio polemico dal “Dall’Ara” non prendendo bene la decisione dell’arbitro Rocchi di non sospendere la partita per impraticabilità del campo. Va ammesso però che quella presa dall’arbitro era una decisione difficile perché la situazione del terreno di gioco era al limite, il pallone scorreva piuttosto bene in alcuni punti, rimaneva impantanato in altri.

QUALITA’ ANNACQUATA – Non c’è dubbio, la Roma ha sofferto molto questo fattore, positivo invece per una squadra meno tecnica quale è il Bologna, ma questa è anche una delle tante incognite imprevedibili del calcio: le condizioni del rettangolo verde. L’esempio lampante ce lo dà un’azione di Pjanic, quando nel corso del primo tempo gira di prima un passaggio in diagonale sul vettore di Digne. Il pallone viene però inghiottito dalle sabbie mobili createsi sulla zona di fascia a seguito dello sgrullone di pioggia. Il centrocampista bosniaco è quello che ha patito di più l’impossibilità di disegnare le sue solite traiettorie di gioco, Nainggolan si è comunque rimboccato le maniche lottando su ogni pallone, Iturbe ha dato la solita impressione di volere ma non potere, mentre Rudiger ha spazzato qualsiasi palla gli capitasse a tiro per evitare imbarazzanti svarioni.

VENDETTA DI DESTRO – Detto questo, la Roma ha subito per tutti i primi trenta minuti di gioco, incassando quasi due gol (una rete forse regolare annullata per i rossoblu). Destro il migliore in campo degli avversari. Una prestazione da indemoniato, come solito dei migliori ex. Si è sbattuto su ogni pallone come forse non faceva da tempo immemore. Un match da vero trascinatore.

R COME RIGORI – A mandare avanti la partita, trasformatasi ad un certo punto in un’arena gladiatoria per tutti i contrasti duri che hanno mascherato la mancanza di gioco, è il fattore R. R come rigori. Ce ne sono stati tre, due per i giallorossi trasformati da Pjanic e Dzeko, uno per i rossoblu siglato da Destro.

PRESENZE E ASSENZE – Alla Roma hanno pesato le assenze? Sarei più portato a dire di no. Forse De Rossi avrebbe dato una mano in più, ma questa non era una partita per Gervinho e Salah. I loro motori si sarebbero probabilmente inceppati per il troppo fango e la troppa acqua. In partite come questa è la fortuna a fare da padrona, i singoli episodi pesano ancor di più di quanto facciano abitualmente. Non ci sono quindi colpe nell’atteggiamento della squadra (eccetto la svagatezza iniziale), né nell’impostazione tattica che il tecnico Garcia ha impartito ai suoi. C’è sicuramente la responsabilità di Torosidis per il pareggio subito nel finale. Il fallo da rigore su Giaccherini era sicuramente evitabile con un po’ di temporeggiamento in più, magari aspettando il raddoppio di marcatura. Poteva anche  essere raddrizzata la mira su alcune conclusioni (vedi quelle di Florenzi e Pjanic). L’errore del singolo va però accettato e digerito. Va riconosciuta anche la bravura di chi scende in campo per affrontarti. Donadoni ha trasformato una squadra molle e svagata in un collettivo con grinta e obiettivi ben precisi.

PAROLA A LORO – La parola ora spetta a Napoli, Fiorentina e Inter, per capire se i punti di distanza tra le compagini in vetta saranno modificati. Nel frattempo, Garcia ha poco tempo per rimanere arrabbiato. La sfida di Champions League contro il Barcellona non si prepara mica da sola.