Napoli, un passettino in più verso la maturità

Napoli, un passettino in più verso la maturità

 

napoli2

Anche se soltanto per poche ore, a Napoli hanno provato dopo tanti anni l’ebrezza di guardare tutti dall’alto verso il basso. Sarri ha riso di gusto quando hanno provato a farglielo notare, ma magari ripensando a quando le stesse persone che ora lo celebrano ne richiedevano l’allontanamento dopo due partite, allora magari una lacrimuccia potrebbe anche scendere. Lui al momento rappresenta la personificazione del duro lavoro e della gavetta, ma anche delle idee chiare e di colui che sa bene come fare il proprio mestiere al di là delle scelte di formazione o del modulo adottato. L’eredità di Benitez è un’ottima base da cui ripartire e di questo va dato atto al tecnico spagnolo molto più che a De Laurentiis, forse imbattutosi in Sarri più per fortuna che per una scelta ragionata ed oculata, ma anche questo ci può stare visto che ognuno ha le sue mansioni ed al presidentissimo azzurro si può contestare davvero poco a livello di gestione.  Il resto lo stanno facendo allenatore e ds, due uomini veri che non hanno problemi a parlare in faccia alle persone e che in questo ambiente hanno forse trovato una dimensione molto più adatta di quello che loro stessi si aspettassero.

La partita di Verona è stata dura, molto più dura di ciò che il risultato finale può mostrare: un tempo dal Bentegodi il Napoli sarebbe uscito nella migliore delle ipotesi con un punto, sconsolato per il gran gioco creato ed appellandosi a situazioni ed episodi non favorevoli. Anche in questa stagione era successo a Carpi e Genova, ma questa squadra pare evolversi giorno dopo giorno, in un ambiente dove spirito di sacrificio e tentativo di divertirsi in ogni cosa che si fa rendono il lavoro dell’allenatore enormemente più semplice. E’ vero, Sarri ci sta mettendo del suo dal punto di vista tattico, ma i giocatori stanno mostrando grande disponibilità nello sposare le sue idee e lui li ricompensa con minuti, complimenti e fiducia. Già, fiducia, quella che il tecnico ha concesso a Insigne dopo tre quarti di partita a dir poco imbarazzanti, forse resi tali dalla rabbia verso uno stadio abile a punzecchiarlo conoscendone l’emotività. Sostituirlo sarebbe stata la scelta tecnica più sensata ed anche il  giocatore ne era consapevole, ma non appena ha visto che ad apparire sul tabellone luminoso non era il suo 24 si è sentito come spronato, convinto di dover sfruttare al meglio la sua seconda chance. E l’ha fatto, eccome se l’ha fatto. Perché nel calcio non esiste niente, o quasi, di oggettivamente sensato.

“Non potevo toglierlo, sapevo che avrebbe potuto risolvere la partita in qualsiasi momento”. Questo discorso fatto per Insigne potrebbe estendersi per tutta la squadra azzurra, abile difensivamente a non far tirare in porta gli avversari e pericolosa in avanti (22 tiri totali) a prescindere dall’atteggiamento dell’avversario. I partenopei non escono dal Bentegodi solo con i tre punti, ma portano all’ombra del Vesuvio una nuova autostima maturata match dopo match, con la convinzione di avere tantissimi limiti ma di poterli superare di volta in volta. Questa carica sarà fondamentale in un match contro l’Inter che è ben lontano da essere la chiave della stagione, ma potrebbe definitivamente consacrare il Napoli come candidata al titolo. I conti si faranno a gennaio quando scenderà in campo Giuntoli: Sarri il suo lo sta facendo, vedremo se anche l’ex Carpi riuscirà a convincere media e tifosi che De Laurentiis, che sia per bravura o per fortuna, ha fatto la scelta giusta per far diventare grande la sua creatura.