Sacchi: “L’Inter gioca un calcio antico, ma Mancini ha le idee chiare”

Sacchi: “L’Inter gioca un calcio antico, ma Mancini ha le idee chiare”

Sacchi bis

Non è bastato all’Inter interrompere la serie di successi consecutivi per 1-0 (contro Bologna, Roma e Torino) e issarsi solitaria al comando del campionato di serie A, per zittire i critici che continuano ad accusare la squadra di Roberto Mancini di essere poco spettacolare, adattandosi talvolta alle caratteristiche degli avversari. Intervenuto sull’argomento, Arrigo Sacchi non ha fatto nulla per mostrarsi tutt’altro che entusiasta nei confronti di un atteggiamento lontanissimo da quello che una grande squadra dovrebbe avere, che non basta a spazzare via i dubbi su un primato che tuttavia, dopo 13 giornate di campionato, non può essere soltanto frutto del caso.

Anche nel poker rifilato al Frosinone, i nerazzurri hanno evidenziato alcuni difetti che ancora faticano a essere debellati, non riuscendo a dominare gli avversari così come la differenza tra le due rose imponeva e dilagando soltanto nei minuti finali quando gli uomini di Roberto Stellone avevano ormai mollato. La scarsa fluidità del gioco, l’andamento lento dei due centrocampisti centrali davanti alla difesa, rendono talvolta l’Inter incapace di imporre il proprio gioco anche contro squadre piccole; se a questo aggiungiamo l’intesa, ancora in divenire, tra Jovetic e Icardi, capiamo perché molti addetti ai lavori considerino l’Inter non in grado di lottare per lo scudetto fino alla fine. “In certe nazioni questo tipo di calcio non sarebbe apprezzato. Ma va bene in un Paese come l’Italia, dove la vittoria è tutto”. Per l’ex ct della Nazionale, “l’Inter  è la dimostrazione di un calcio antico, vecchio, rivisitato da una persona con idee chiare”. Da sempre in antitesi con l’idea di gioco in voga sulla maggior parte dei campi della nostra serie A, Sacchi ha chiarito ulteriormente il suo pensiero: “In tanti Paesi il calcio è uno spettacolo sportivo. Qua, invece, non è uno spettacolo perché non c’è estetica, né uno sport perché non si rispettano le regole, come dimostrano i tanti scandali”.

Ma qualcosa si muove, come dimostrato da Bologna e Empoli che nella sfide con Roma e Fiorentina, non hanno rinunciato a giocare, cercando di imporre il proprio gioco. “Ora siamo in un momento buono perché abbiamo un gruppo di allenatori stilisti, ottimisti, più creativi, che insegnano di più e vanno a giocarsela apertamente ovunque”.