Il piano di Mancini e quella sera d’agosto in cui tutto cambiò

Il piano di Mancini e quella sera d’agosto in cui tutto cambiò

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Per commentare il presente, e avere una personale visione del futuro, guardare il passato non è consigliabile, è necessario.
Osservare oggi la classifica di serie A e vedere l’Inter accanto al numero 1 è un evento che, dopo essere diventato abitudinario per molti anni, stava per essere dimenticato. Bella o brutta, 1-0 o goleada, calcio vecchio o calcio moderno, il primato dei nerazzurri è legittimo e incontestabile. Perché? Perché è quello che ci dicono i risultati e il campo, due baluardi che nel mondo dello sport non possono essere sovvertiti.

LE PROFEZIE DEL MANCIO – Sembra sia trascorsa un’era da quando l’anno scorso molti scambiavano Mancini per un pazzo, o quanto meno uno sprovveduto, quando continuava a rasserenare l’ambiente e annunciava che le cose sarebbero presto cambiate, che l’Inter già dalla stagione successiva, (e quindi quella corrente) avrebbe lottato per i primissimi posti. Se questa è oggi la realtà della squadra nerazzurra, il percorso di avvicinamento non è stato affatto semplice, e ha visto alcuni decisivi passaggi soprattutto durante l’estate, in particolare in una sera d’agosto.

SERE D’ESTATE – Era un mercoledì sera e Reggio Emilia era il teatro di una delle classiche del calcio estivo, vale a dire il Trofeo Tim. Il triangolare da 45 minuti a partita vedeva impegnate Sassuolo, Milan e proprio l’Inter, che in quei giorni recitava la parte del leone in sede di calciomercato. Nonostante però i continui nuovi arrivi ad Appiano Gentile, Icardi e compagni faticavano non poco nelle prime uscite stagionali, accumulando sconfitte su sconfitte e tantissimi pareri negativi dalla critica. Per il derby contro i rossoneri l’allenatore jesino decide di sfidare il suo amico Mihajlovic schierando il 4-2-3-1. Desta clamore il posizionamento in campo di Kovacic ed Heranens. I due uomini di maggior estro e qualità della rosa nerazzurra vengono impiegati da ali e non ci vuole sicuramente un esperto per giudicarli ampiamente fuori ruolo. Le cose in campo vanno male decisamente al di là del 2-1 finale in favore del Milan. L’Inter non riesce a dare nessuna parvenza di squadra e Mancini, considerando le tremende prove offerte dai due giocatori appena citati, sembra in totale confusione.

MESSAGGI CHIARAMENTE IN CODICE – Mesi dopo, quando il Mancio guarda tutti dall’alto in basso e con il 4-2-3-1 di Ljajic e Biabiany  ha calato il poker al cospetto del Frosinone, il pensiero è andato immediatamente a quella notte di agosto. Quello di Mancini non era un atto di smarrimento ma l’esatto opposto. Era un chiarissimo messaggio ai propri  giocatori, al gruppo ma soprattutto alla società per mostrare che la sua idea non era ancora completa. Un piano ben architettato e vincente, che da lì a poche settimane avrebbe visto la cessione di Kovacic ed Hernanes. Il sacrificio anteposto alla qualità, il pragmatismo alla estetica: questa è l’Inter costruita da Roberto Mancini, l’incontestabile capolista della serie A.