Klopp: “Volevo diventare un dottore, ecco perché faccio l’allenatore”

Klopp: “Volevo diventare un dottore, ecco perché faccio l’allenatore”

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Klopp voleva diventare un dottore. Di seguito alcune rivelazione nel libro “Reading the game”, scritto dal giornalista Moritz Rinke sull’ultimo anno dell’allenatore tedesco al Borussia Dortmund ed uscito la scorsa settimana in Inghilterra.

DOTTORE -“Volevo fare il medico, ma probabilmente non ero abbastanza intelligente. Così sono diventato allenatore. Di medaglie, trofei e vittorie a me importa poco. Per me quello che conta è il momento in sé, il ricordo di aver vissuto una certa partita. Per questo faccio il manager.  Era quello il mio sogno, e non ho mai pensato di poter cambiare il calcio. Credo di avere ancora una sorta di vocazione ad aiutare il prossimo. Sono sincero, probabilmente non ero abbastanza intelligente per fare il dottore. Quando mi ha consegnato il diploma, il preside della mia scuola mi disse: ‘Spero che ti vada bene con il calcio, altrimenti non so cosa potrai fare'”.

CALCIO – “Non mi è mai importato molto del calcio in sé, ma per quello che mi dà. Non ho mai sognato di vincere un campionato, e anche la finale di Champions persa con il Bayern non è un rimpianto. Trofei e medaglie sono qualcosa che finisce nella bacheca del club. Quello che conta è il momento in sé, la memoria di essere stato lì, di essere stato parte di quella partita. Onestamente, per me, il calcio è qualcosa di terribilmente serio solo per novanta minuti. Durante la partita sono in una specie di stato di trance, e non sarei in grado di spiegare razionalmente i miei comportamenti. Il circo che è stato costruito intorno, le facce, gli attori, i protagonisti, è tutto una follia. E fortunatamente io sono abbastanza intelligente per accorgermene e vederlo per quello che è. Per questo preferisco un approccio più ironico. Non voglio che un club sia dipendente da me. Dobbiamo smetterla di creare semidio nel pallone”.