La disarmante dimensione europea della Roma di Garcia

Eduardo Barone
25/11/2015

La disarmante dimensione europea della Roma di Garcia

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Barcellona-Roma 6-1. Al Camp Nou è spettacolo blaugrana, si scatenano i tre tenori Messi, Suarez e Neymar. La Roma sprofonda ancora in un’altra figuraccia, ma contro il Bate Borisov ha il match point per qualificarsi agli ottavi.

Annichilita. Un’altra volta. La Roma di Rudi Garcia rimedia l’ennesima figuraccia europea. Stavolta il matador è il Barcellona, un anno dopo il Bayern Monaco che sconfisse 7-1 all’Olimpico i giallorossi.

PREMESSE – Ma facciamo prima un paio di premesse. Ci sono delle attenuanti (ma non cause di giustificazione) che smussano le responsabilità della Roma. Prime fra tutti: la condizioni del Barcellona e l’ambiente di gioco. Il 4-0 inflitto al Real Madrid al Bernabeu ha certificato che i blaugrana sono la squadra più in forma del momento. il ritorno di Messi insieme a Neymar e Suarez nell’attacco più prolifico d’Europa ha aumentato il coefficiente di difficoltà. Il fattore campo (un Camp Nou come al solito stracolmo e urlante ieri sera) insieme a qualche assenza di troppo (Gervinho e Salah)  che, chissà, magari avrebbe creato qualche problema in più alla difesa catalana. Tutto questo crogiolo di attenuanti non rende una sconfitta  inaccettabile “accettabile”, ma la rende un po’ più “accettabile”  della debacle dell’Olimpico per mano di Lewandoski e co.

DEBACLE TATTICA – Ora però si viene al nocciolo della questione, la parte più fermamente critica del discorso. Iniziamo da un assunto ormai chiaro: Rudi Garcia non è un allenatore di caratura internazionale. Non lo è stato e difficilmente lo diventerà. L’atteggiamento di ieri della Roma è stato arrendevole, privo completamente di grinta e determinazione, dove i giallorossi si sono messi proni a subire la furia blaugrana senza nemmeno battere ciglio. In tutto questo Garcia ha anche perso clamorosamente il confronto tattico con Luis Enrique. Con 16 reti subite, è la peggiore difesa della Champions League e lo si è visto chiaramente ieri sera. La linea della retroguardia era troppo alta e il filtro di centrocampo troppo debole. Troppo facile per gli assi spagnoli scardinare la sottile porticina della difesa avversaria. Lo schema era sempre il seguente: lento possesso palla a centrocampo con tutte le maglie blaugrana dispiegate in linea senza lasciare punti di riferimento, improvviso lancio a rompere il ritmo per gli attaccanti che, con movimento imprevedibile e ben congeniato, scattano a cercare la profondità (non solo chi deve raggiungere la palla, anche gli altri che alla fine dell’azione si presenteranno in area per ricevere palla). Questo è la schema di quasi tutte le reti di ieri, eccetto il secondo gol su ribattuta di Messi e il gol di Adriano dopo il rigore di Neymar, causato dalla stupida ingenuità di Ucan.

GOL IN RITARDO – Un gol a partita in corso, e non quello di Dzeko all’ultimo secondo, avrebbe rivitalizzato la partita dei giallorossi. La Roma ha avuto due possibilità di segnare: una con Dzeko di testa all’inizio del primo tempo e una con Iago Falque nella ripresa  che però fa sbattere il pallone sul braccio di Ter Stegen. Parlando dei singoli invece, Falque e Keita sono stati i peggiori. Rudiger ha dimostrato che da questi livelli è ancora molto distante, mentre l’unica nota più o meno positiva è stato Iturbe. L’argentino aveva molti spazi liberi in cui ha sfogato la propria rapidità e tecnica. Se ne è accorto anche Messi, che per evitare di farlo arrivare in porta si è affannato a rincorrerlo e a fargli fallo.

DICHIARAZIONI – Da registrare sono poi i commenti a caldo a termine della partita. Florenzi e Maicon sono stati molto critici, lambendo la punzecchiatura a Garcia. Il tecnico francese è apparso indifferente al pesante passivo subito, minimizzando il peso della sconfitta e glorificando la qualità extraterrestre degli avversari. Il che è sicuramente giusto, ma fino ad un certo punto. Dichiarare inevitabile non solo il ko con il Barcellona ma anche il tennistico 6-1 subito che fa pendant con il 7-1 del Bayern Monaco dell’anno scorso, è quanto mai improponibile per una squadra  (e una società) che ambisce a raggiungere i vertici europei. Sicuramente questa non è una mentalità vincente, ma un approccio mentale da squadra piccola senza ambizioni. Sabatini e Pallotta, entrambi ieri molto nervosi per la sconfitta, questo lo hanno capito e hanno cercato un confronto con il tecnico.

OTTAVI – Il destino però vuole che la Roma abbia un match point per qualificarsi agli ottavi. Basta infatti battere il Bate Borisov all’Olimpico per avere la certezza di accedere ai turni eliminatori. L’impressione è anche se i giallorossi dovessero accedere agli ottavi e questo sarà un importante risultato sportivo ed economico, questo non cancellerà i peccati ab origine di questa squadra. La fiducia su un cambiamento però rimane sempre. “Una buona reputazione ha più valore del denaro” diceva infatti Publilio Siro.