Juventus, l’importanza del doppio binario

Juventus, l’importanza del doppio binario

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La Juventus batte il Manchester City ed è la seconda miglior difesa della Champions League: la strada da battere per tornare grandi è quella del 3-5-2

La Juventus vista contro il Manchester City è stata sicuramente una delle migliori versioni della squadra di Allegri presentate da inizio anno: tutti gli uomini vicini, squadra corta, buoni ritmi di gioco e grande presenza sugli esterni. Il risultato di 1-0 sta in linea di massima stretto ai bianconeri, che con un po’ più di freddezza avrebbero potuto ottenere uno score sicuramente migliore. Ad onor del vero, avrebbero anche potuto capitolare se non supportati da un super Buffon, decisivo in un paio di occasioni, prima su un retropassaggio sanguinoso di Marchisio e poi su Yaya Touré in mischia: avere una sicurezza del genere in porta non è fortuna, è avere un grande giocatore.

Tralasciando gli episodi, che sono sicuramente importanti ma poco hanno a che fare con il filo conduttore di una stagione, quello che ha colpito sin dal rilascio delle distinte allo Juventus Stadium sono state le scelte di Allegri: dopo aver tenuto Morata e Cuadrado in panchina contro il Milan, l’allenatore livornese ha deciso di bissare la scelta in Champions League. In campo Dybala, in un momento di forma strepitoso che rende impossibile toglierlo dal campo, e Mario Mandzukic, uno che se i gol si pesassero invece di contarli cambierebbe il giudizio che in molti stanno dando alla sua stagione. Decisivo contro gli inglesi sia nell’andata che nel ritorno e in Supercoppa Italiana, autore de facto di 6 degli 11 punti bianconeri in Champions League, ha anche segnato il gol del pareggio contro l’Empoli (poi finita 3-1) e il 2-0 che ha spento le velleità dell’Atalanta. Cinque gol non sono tanti per un killer come Mario, che però quando segna non è mai banale.

Il 4-3-3 è riposto in soffitta in attesa di tempi migliori (ad esempio quando ci sarà un esterno sinistro), Cuadrado e Morata dovranno farsene una ragione: soprattutto per il colombiano, una delle poche luci nel confusionario avvio di stagione bianconero, il panorama futuro è abbastanza grigio, almeno fino al mercato di gennaio.

Quello che mancava alla Juventus era infatti una sana dose di imprevedibilità, quell’equilibrio impossibile da trovare col 4-3-3 e Cuadrado in campo, che accentrava il gioco su di sé incanalando l’offensiva su un binario unico, che poi unico è perché l’unico esterno alto in possesso della squadra è lui. La classe del colombiano a lungo è stata l’unica soluzione offensiva della squadra di Allegri, e Cuadrado è un giocatore si forte, ma non così concreto da poter porre tutta la responsabilità del gioco sulle sue spalle, soprattutto in assenza di una controparte a sinistra.

Questa Juventus, rosa alla mano, è costruita per giocare con il 3-5-2: il punto di forza della rosa è la BBC in difesa, un reparto in grado di completare la reciproche lacune risultando, se non la miglior difesa d’Europa, una delle prime due-tre, e la presenza di quattro punte centrali ed un solo esterno rende il 4-3-3 di difficile attuazione a meno di sacrificare Morata in un ruolo in cui può adattarsi ma non risultare decisivo come nelle sue potenzialità. Contro il Manchester City la Juventus si è dimostrata in grado di attaccare sia a destra che a sinistra con regolarità, grazie anche al rendimento di Alex Sandro (i suoi assist hanno portato la bellezza di 9 punti, 6 in campionato e 3 in Champions) che sovrapponendosi regolarmente libera Pogba dalla linea laterale, dove si trova confinato durante la convivenza con l’amico Evra, giocatore più di governo rispetto al brasiliano. Il risultato è stato qualificazione agli ottavi, primo posto nel girone che ad agosto era stato definito il più difficile della Champions (basta un pareggio a Siviglia) e seconda miglior difesa del torneo in coabitazione col Barcellona, alle spalle del solo PSG. La strada sembra chiara e tracciata, la rimonta bianconera in campionato passa dal 3-5-2.