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Barcellona o Real? Probabilmente è questa la domanda più posta di Spagna. Eppure, ci sono alcuni luoghi in cui questo quesito non va nemmeno lontanamente pensato, perchè, per fortuna, c’è chi non prende nemmeno in considerazione di schierarsi per l’una o l’altra superpotenza iberica poichè il suo cuore è già destinato ad un’altra squadra, quella della propria città. Uno di questi luoghi sorge alla fine dell’Europa, con il vento dell’Atlantico a sferzare le facce dei propri cittadini. Quella città si chiama La Coruña. E c’è da esserne certi che la squadra di quella città, il Deportivo La Coruña appunto, abbia conquistato molti più cuori in giro per la Spagna, e non solo, di quelli dei suoi 245.000 abitanti.  Il motivo va ricercato tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo secolo, quel motivo si chiama Super Depor.

IRURETA IL VISIONARIO

Per capire che cosa sia stato il Super Depor bisogna partire da un nome e un cognome: Javier Irureta. Premiato nel 1998 da Don Balòn come miglior allenatore spagnolo dopo aver portato il Celta Vigo ad una storica qualificazione in coppa Uefa, Irureta nell’estate di quello stesso anno approda al Deportivo La Coruña, il cui presidente Augusto Lendoiro, rimasto letteralmente incantato dal gioco spumeggiante abbinato ai risultati sorprendenti dell’Oviedo prima e del Celta poi, allenati entrambi da Irureta, lo chiama a guidare il Deportivo verso il definitivo salto di qualità.

Si perchè i galiziani già negli anni precedenti non avevano fatto male per niente, anzi. Dal 1992 al 1998 avevano vinto una coppa del re, ottenuto due secondi e due terzi posti nella Liga, oltre che una semifinale di coppa delle Coppe. Ora però il Depor deve diventare Super. Irureta centra subito un sesto posto e una semifinale di coppa del Re, non un grandissimo risultato ma sicuramente un grosso passo avanti rispetto alla dodicesima piazza ottenuta dai biancoblù nella stagione precedente.

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Inoltre, a La Coruna (e presto in tutta la Spagna) inizia a esserci la consapevolezza che al Depor sta nascendo qualcosa di importante e la stagione successiva lo confermerà. La rosa di Irureta è forte, piena di giocatori con grande potenziale ancora inespresso. Il modulo scelto da Irureta è un 4-3-3 che ben presto si trasforma in un innovatissimo (per l’epoca) 4-2-3-1. In porta c’è il camerunense Songo’o, la difesa a quattro è composta da Manuel Pablo, Donato, Naybet e Romero. La diga di centrocampo è affidata ai muscoli e alle geometrie di Mauro Silva e Flavio Conceicao chiamati a coprire le spalle al trio tutta qualità e fantasia composto da Fran, Victor e Djalminha, pronti a innescare la bocca da fuoco principale: il pistolero, Roy Makaay.

La festa per le strade di La Coruna.
La festa per le strade di La Coruna.

DA SORPRESA A LEGGENDA

Quella Liga fu abbastanza anomala fin dall’inizio. Il Real Madrid dimostra subito di essere in un’annata storta in campionato, affiancata però all’inizio dell’epopea dei Galacticos in Europa. Il Barcellona è campione in carica e parte discretamente, a inizio campionato però si trova a duellare con un avversario insolito, il Rayo Vallecano.

Poco a poco però venne fuori il Depor, i galiziani restano agganciati a questo trenino fino al 5 dicembre quando, di fatto, scrissero la parola fine sulla favola del Rayo, sconfiggendolo, per cominciare il primo capitolo della propria. Da quella vittoria i galiziani traggono la linfa vitale per proseguire la propria cavalcata e due settimane dopo si ritrovano a +6 sul secondo posto, trascinati dai gol di Makaay e dalla tecnica impressionante di Djalminha, uno che se avesse avuto due polmoni diversi sarebbe stato un fenomeno.

Nelle prime settimane del nuovo secolo, la squadra di Irureta vive un momento di calo che, però, grazie alla poca continuità delle inseguitrici, su tutte Barcellona e Real Saragozza, supera indenne. La svolta, arriva il 6 febbraio 2000. Al Riazor va in scena Deportivo La Coruna-Real Madrid. Il tabellino al 90′ mostrerà un roboante 5-2 per Conceicao e compagni, siglato dai gol di Makaay, Djalminha, Victor e dalla doppietta del subentrato Turu Flores. Inutili per i Galacticos i gol di Morientes e Hierro. Il Depor continua ad allungare ma rischia di vedersi tornare addosso il Barcellona, l’avversario più temibile.

Il 18 marzo, infatti, gli uomini di Irureta cadono al Nou Camp, piegati per 2-1 dai gol di Kluivert e del pallone d’oro Rivaldo. La squadra di Van Gaal si avvicina, ma il Depor regge fino all’ultima giornata. Al Riazor è ospite un’altra catalana, l’Espanyol. Sono in tanti in Spagna a pensare che alla fine quella squadra bellissima sarà affetta da paura di vincere, il classico braccino del tennista. Ma il braccio galiziano non trema, anzi colpisce. Due volte per la precisione. Donato e Makaay piegano l’Espanyol e portano per la prima volta nella storia il titolo della Liga a La Coruna. Il Super Depor è diventato grande.

Pandiani batte Dida nello storico Depor-Milan 4-0
Pandiani batte Dida nello storico Depor-Milan 4-0

AD UN PASSO DALLA GLORIA ETERNA

A contribuire alla leggenda del Super Depor saranno anche le annate successive, costellate di grandi imprese europee. La squadra negli anni si arricchisce di giocatori che in Galizia si sono guadagnati i gradi di leggenda. Innanzitutto Scaloni e Shurrer già presenti nella rosa campione di Spagna ma che nelle stagioni si guadagnano i gradi da titolare. E poi il portiere Molina, il trequartista  Valeron destinato a diventare una bandiera del club, le punte come El Rifle Pandiani e il bomber malinconico Diego Tristan, oltre che il baby fenomeno Luque.

Il capolavoro galiziano trova la sua casa nella Champions League 2003/04. Il Depor, anzi il Super Depor, elimina prima l’ultima Juventus di Lippi agli ottavi, e poi centra la più grande impresa europea della sua storia ai quarti contro un’altra italiana: il Milan. I rossoneri, guidati da Shevchenko, Kaka, Pirlo, Maldini, Inzaghi, Seedorf e chi più ne ha più ne metta, nell’andata a San Siro asfaltano letteralmente gli spagnoli con un pesante 4-1. Il cammino europeo del Depor sembra segnato. Sembra sì, perché questa è la squadra che stupì il mondo, questo è il Super Depor.

E super è anche la rimonta clamorosa con cui i galiziani trasformano il Diavolo in un angioletto docile docile. Un 4-0 al Riazor, firmato Pandiani, Valeron, Luque e Fran. È il testamento del Super Depor che sarà poi eliminato in semifinale dal sorprendente Porto di Mourinho che alzerà la coppa dalle grandi orecchie. Ma è il testamento di una squadra che per quasi un decennio ha incantato l’Europa facendo prima sorridere e poi piangere chi aveva la sfortuna di pescarla nei vari sorteggi. Oggi il Depor non è più Super. Quel Deportivo in grado di vincere la Liga e mettere in ginocchio le big di tutta Europa sarà Super per sempre.

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