SHARE

Digne

Roma-Atalanta 0-2, Gomez e Denis mandano ko i giallorossi. La Roma è alla seconda sconfitta di fila e perde terreno con le squadre in vetta. Il clima a Trigoria è bollente…

Un capitombolo è tanto, ma due sono troppi. La sconfitta interna contro l’Atalanta pesa di più di quella, larga e umiliante, a Barcellona. La Roma ieri ha perso molte cose. Innanzitutto punti preziosi per la rincorsa al primo posto, che ora si può allontanare pericolosamente. Ha perso la fiducia in sé stessa come squadra, sfaldatasi troppo facilmente dopo il gol di Gomez su gentile concessione di Digne.

DEBOLEZZA – Quella prima rete ha cancellato quanto di buono era stato costruito nei primi quaranta minuti del match (alcune buone occasioni sui piedi di Dzeko e Pjanic, che sembravano promettere bene per il resto dell’incontro). La tenuta psicologica del gruppo è però crollata come un castello di carte dopo l’episodio del gol, a cui è seguito un secondo tempo giocato malissimo, il peggiore dei giallorossi in campionato sicuramente. La Roma in Serie A non aveva dato segnali di vera e propria debolezza fino ad ora (le sconfitte contro Sampdoria e Inter sono arrivate in tutt’altro modo). Questa Roma è spaventosamente insicura, brutta. Certo, sfigurata delle sue grazie più luccicanti (Gervinho e Salah), ma non così tanto da giustificare un arresto del gioco così improvviso.

KO TATTICO – Garcia ha perso la partita tattica contro Reja sulle fasce. Digne e Florenzi sono stati travolti dai tagli di Gomez e Moralez, attaccanti piccoletti ma rapidissimi che hanno approfittato delle vacanze dei terzini giallorossi. La posizione di Iturbe ha creato perplessità. Nel primo tempo è stato messo a destra ma essendo mancino non poteva allargarsi e crossare, ma solamente rientrare sul suo piede. Nella ripresa Garcia l’ha messo teoricamente a sinistra ma è finito per ricoprire una posizione a volte troppo centrale, a volte troppo defilata, che ha costretto Dzeko a fare praticamente l’attaccante esterno a discapito del suo ruolo di centravanti. L’argentino ha, come al solito, deluso le aspettative. Così come Falque, per niente in forma in questo periodo. Ovviamente Digne è il principale contribuente della sconfitta, essendo nato dai suoi piedi l’errore che ha portato la Dea al gol. Ma la colpa dei singoli si ferma fino ad un certo punto. La confusione tattica dell’allenatore è evidente. Garcia in assenza di un’ala veloce con le caratteristiche di Gervinho o Salah, che gli garantisce un certo tipo di gioco, non ha la minima idea di come organizzare la manovra della squadra. E’ un palese limite tattico del tecnico francese che non ci è nuovo.

GARCIA O NON GARCIA – Chi però chiama a gran voce l’esonero del mister ex Lille dovrebbe chiedersi: “Sì, ma una volta cacciato Garcia, chi va al suo posto?“. E’ una domanda complicata, che si sono posti anche i dirigenti giallorossi. Proprio per questo motivo Garcia rimane al  momento saldo in panchina: perché sarebbe quanto mai impervio un cambio in corsa che garantisca un rapporto di efficienza (dal punto di vista dei meri risultati) e qualità alla squadra. Almeno fino al 9 novembre, quando all’Olimpico ci sarà Roma-Bate Borisov con James Pallotta probabilmente in tribuna ad assistere al match. La qualificazione agli ottavi di Champions è essenziale per la Roma, molto più dal punto vista economico che sportivo. Per questo Garcia non può sbagliare sicuramente quel match. Il discorso scudetto però non può essere tenuto in secondo livello, anzi, è quello che conta di più sul piano sportivo. Per questo le prossime sfide di dicembre contro Torino, Napoli e Genoa (le prime due in trasferta) dovranno essere preparate e superate al meglio per mantenere viva la corsa alla vetta. Le chiacchiere ora stanno a zero.

SHARE