SHARE

garcia roma conferenza

Anche ieri Garcia ha dimostrato alcuni pesanti limiti che hanno fatto sprofondare la Roma. Negli anni scorsi un avvertimento in tal senso era rimasto inascoltato.

Le sconfitte rappresentano sempre l’occasione giusta per far riemergere ed affermare malumori prima sopiti: quella subita dalla Roma contro l’Atalanta all’Olimpico non fa ovviamente differenza e non si discosta da questa convenzione ormai radicata e, tutto sommato, a volte neanche così lontana dalla realtà. Nell’universo calcistico facente capo alla Roma, però, non è di certo il primo caso in cui i dettami tattici del tecnico Rudi Garcia vengono messi in discussione: che si perda o che si vinca, è innegabile ammettere come molto spesso le scelte prese dal tecnico francese possano essere definite quantomeno singolari. Anche ieri contro la Dea alcune problematiche sono emerse palesi: la mancanza di filtro a centrocampo e di copertura sulle fasce, con esterni in genere sempre troppo offensivi e con poche caratteristiche di copertura. In più, la difesa già di per sé indebolita e in crisi non trova spesso appoggio nel palleggio da parte dei mediani, che raramente impostano l’azione tornando a ricevere all’indietro. E se tutte queste difficoltà per la Roma fossero già scritte?

Nel vero senso del termine qualcuno aveva già redarguito sulle problematiche del gioco e delle tattiche di Rudi Garcia: nel 2013 Andrew Gibney aveva scritto un pezzo su French Football Weekly intitolato “Cosa devono aspettarsi i tifosi della Roma dal nuovo tecnico Rudi Garcia“. Un articolo che, a tratti, appare quasi premonitorio riguardo la situazione attualmente vissuta dal club capitolino. Ecco la traduzione di uno stralcio molto interessante nel quale vengono appunto fatti notare i punti deboli dell’ex tecnico del Lille, basandosi proprio sulla sua esperienza nel precedente club: “…Questo ci porta alla più grande preoccupazione sulle abilità di Garcia come allenatore. Lui sembra non avere un Piano B. In troppe occasioni, quando l’avversario trovava un modo per contrastare il Lille, il fantastico calcio fluido scompariva. Metteva semplicemente l’attacco di fronte la difesa, lasciando un vuoto di creatività per giocatori come Dimitri Payet, che dovevano per forza tirare dalla distanza. Generalmente nei primi 20 minuti della partita si capiva già se il Lille avrebbe segnato su azione o no. A volte un errore difensivo avrebbe salvato la squadra, ma raramente la vittoria avveniva per cambi tattici di Garcia. Raramente le sue sostituzioni cambiano la partita: probabilmente vedrete cambi di giocatori dello stesso ruolo, ma mai un cambio alla formazione o alla tattica. Molte volte durante questa stagione si sentiva un po’ di brusio fra gli spalti quando Garcia faceva un cambio, appena i giocatori entravano ed uscivano i tifosi cominciavano a grattarsi la testa. Lui non ha paura di fare dei cambi, sempre (99% per cento delle volte) usa tutte e 3 le sostituzioni, ma semplicemente i cambi che faceva ti lasciavano lì a pensare. Un vantaggio che potrebbe avere alla Roma, è il ruolo che gli è stato dato. Al Lille era uno dei pochi allenatori in Francia che aveva tanto potere anche fuori dal campo. Questioni come i rinnovi contrattuali hanno minato le basi del rapporto fra allenatore e dirigenza. Rifiutando di far giocare i giovani, e preferendo giocatori di esperienza ma con meno qualità, stava per rovinare la sua ultima stagione a Lille. Fino a quando non ha cominciato a fidarsi del talento di Idrissa Gueye e Ronny Rodelin, il Lille sembrava molto più vivace nella seconda parte della stagione. Non c’è dubbio che Garcia adotterà uno stile di gioco offensivo, quando prenderà in mano la Roma questa stagione. Quando comincerà a lavorare sembrerà tutto fantastico, guardare la Roma con la sua rapidità di passaggio, i movimenti intelligenti che a lui piace instaurare nella squadra. Il problema arriverà quando tutte le altre squadre capiranno lo stile di gioco della Roma, e troveranno un modo per bloccarla. Questo è dove si spera che Garcia avrà sviluppato il suo gioco durante i suoi cinque anni a Lille”.

Soprattutto le ultime quattro righe sembrano realmente esplicative della situazione Garcia: quello che all’inizio era un mondo tutto rose&fiori si sta trasformando in un pianeta dove a dominare sono smog e inquinamento. Chissà che Garcia, nel prossimo futuro, non possa porre rimedio a questi dubbi, trovando quel Piano B che fino ad ora è mancato per trovare la quadratura del cerchio.

SHARE