Troppo facile recriminare: Lazio dove sei finita?

Troppo facile recriminare: Lazio dove sei finita?

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Ancora una volta sconfitti e per molti tratti della gara sconclusionati e confusi. L’1 a 0 subito ad Empoli è la quarta sconfitta in cinque match di campionato. Un ruolino di marcia del genere potrebbe far pensare ad una squadra in lotta per la retrocessione o comunque di bassa classifica con poche pretese. Invece no, si parla di Lazio, terzo posto in carica nella scorsa stagione ed una rosa, almeno sulla carta e contando anche solo gli undici titolari, tra le migliori del campionato. 

Calcio d’angolo, difesa immobile, Tonelli si infila e piazza un colpo di testa perfetto per il vantaggio dei padroni di casa. Troppo facile attaccarsi ai due (anzi “uno e mezzo”) errori arbitrali che avrebbero potuto far strappare almeno un punto ai capitolini. Troppo facile perché non sarebbero bastati due gol di Klose, un’eventuale vittoria in rimonta o un pareggio a far cambiare i giudizi sulle aquile. L’occasione era ovviamente ghiotta perché sulla carta il match era abbordabile, ma come dimostrano le pessime prestazioni con Chievo, Atalanta, Sassuolo, Palermo ed Empoli (1 solo punto conquistato), c’è ben poco di scontato. La squara di Giampaolo ha sfruttato ottimamente le lacune caratteriali e di gioco che attualmente affliggono la Lazio, facendola anche innervosire con numerosi contrasti duri, ma sempre regolari. E ancora una volta Candreva e compagni hanno evidenziato gravi mancanze dal punto di vista caratteriale nel ribaltare un match in salita fin dal quinto minuto.

I dati sul possesso palla e sul pressing offensivo (quasi esclusivamente nel secondo tempo) sorridono ai biancocelesti e potrebbero far pensare ad una grande prestazione, eppure il centrocampo biancoceleste ha faticato enormemente nel costruire una manovra di gioco chiara e spettacolare. Oltre ai risultati, infatti, a questa squadra manca molto anche il gioco, così spumeggiante e spavaldo nella scorsa stagione. La strategia principale utilizzata dagli undici biancocelesti ricordava infatti quella usata per circa 90’ minuti nel derby contro la Roma, con Djordjevic in attacco e lanci lunghi da parte dei difensori e dei centrocampisti capitolini alla ricerca del serbo o di Milinkovic-Savic. Una tattica che nel primo tempo ha confermato le difficoltà di costruzione e la superiorità dei centrali dell’Empoli

Lo schieramento laziale è cambiato per l’ennesima volta in questa stagione, a differenza del 4-2-3-1 che era più o meno fisso lo scorso anno e che aveva permesso ai giocatori di consolidare una filosofia di gioco piuttosto chiaro. In Europa League era stato provato il 4-4-2, mentre contro l’Empoli 4-4-1-1 non ha convinto e vedere in panchina Anderson, Keita e Kishna tutti insieme è sembrato un vero e proprio spreco. Specialmente i due classe ‘95 potevano essere gli uomini in più come avevano dimostrato, specialmente in Europa.  Il gioco della Lazio, con gli interpreti a disposizione, non può che passare per le fasce, dove non a caso c’è sovrabbondanza di talento, mentre Parolo, Lulic e Milinkovic hanno tolto velocità, rapidità ed imprevidibilità alla manovra di Pioli. Venerdì all’Olimpico arriverà la Juventus, in grande rimonta ed ostacolo forse troppo grande da superare, a meno che l’importanza dell’avversario non stimoli in qualche maniera dirigenza, tecnico ed interpreti in campo, tutti e tre ad oggi assenti ingiustificati.