Roma processata, la sentenza dopo Napoli

Dario Marotta
10/12/2015

Roma processata, la sentenza dopo Napoli

garcia champions-roma

Venti milioni non fanno la felicità. A sfoggiare il sorriso dopo la serata dolceamara dell’Olimpico è solamente il cassiere.  Tirato il volto di Garcia, messo a dura prova da un ambiente oramai ostile, deluso dal gioco e dai risultati, non in linea con le consuete ambizioni sventolate ad inizio stagione. La Roma ha chiuso il suo girone Champions con sei punti, sufficienti per accedere agli ottavi di finale, alle spalle dell’imprendibile Barcellona. Poco male, si potrebbe pensare. Eppure, lo zero a zero maturato tra le mura amiche con il modesto Bate Borisov, è stato salutato da fischi, improperi e insulti. Una vittoria del Leverkusen, fermato in casa dai catalani, avrebbe spedito la compagine capitolina in Europa league. Ai lupi sarebbe bastata una vittoria per non restare con col cuore e con l’orecchio incollati alla radiolina, in attesa di buone notizie provenienti dal fronte tedesco.

Un epilogo triste che stava per assumere contorni nefasti, quando a una manciata di minuti dalla fine, con un prodigioso intervento, il vituperato Szczesny  ha salvato capre e cavoli. Troppo poco, forse, per godersi una standing ovation. La Roma taglia il traguardo con il record negativo di punti (come lo Zenit 2013 e 2014) e arriva al crocevia della stagione (la trasferta di Napoli) con mille problemi da risolvere, tecnici e gestionali. Ieri, durante il riscaldamento, ha alzato bandiera bianca Gervinho, a questo punto in forse per la gara del San Paolo. E’ tornato invece Salah,  subentrato nel corso della ripresa. L’egiziano è apparso tonico e brillante e domenica potrebbe trovar spazio dal primo minuto. Una nota positiva in un mare di guai. Lo sfogo di Pallotta “questi tifosi non ci meritano” rischia di surriscaldare un clima già rovente, in costante polemica con la “gestione americana”, rea di non aver mosso un dito per recuperare il rapporto con le frange estreme della curva sud che da mesi hanno abbandonato lo stadio.

Alle vicende extracampo, si aggiungono poi le problematiche legate al rettangolo verde: col passare delle giornate, aumentano i dubbi sulla reale utilità di Dzeko, poco coinvolto nella manovra e male assistito dei compagni. L’involuzione del centravanti bosniaco è preoccupante così come quella di Iago Falque e Iturbe, due pesci fuor d’acqua nell’idea di gioco propugnata dall’allenatore transalpino. Tanti nodi da sciogliere ma nel frattempo i nomi dei possibili successori già impazzano sulle frequenze delle radio romane. Nel marasma generale, però, la Roma è riuscita a centrare un obiettivo fondamentale, in chiave sportiva e soprattutto economica: il passaggio del turno consentirà alla società di muoversi con discreta libertà sul mercato di gennaio che, visto l’equilibrio in vetta, potrebbe risultare, mai come quest’anno, determinante. La prima tappa di un percorso ad ostacoli (talvolta creati ad arte) è stata superata. Male, vero, ma la Roma odierna deve accontentarsi (oggi) delle piccole conquiste, deve rinunciare ai proclami, deve vivere alla giornata. La giornata, appunto. La sedicesima porta a Napoli, per uno scontro frontale da far tremare i polsi. Una partita verità. Dopo Napoli, nel bene oppure nel male, la Roma non sarà più la stessa.