Alla scoperta di Diawara, il diamante grezzo che ha conquistato Bologna

Alla scoperta di Diawara, il diamante grezzo che ha conquistato Bologna

diawara

Un diamante grezzo, in grado di diventare nei prossimi anni un vero e proprio top player a livello mondiale. Amadou Diawara, centrocampista guineano del Bologna, non è più una sorpresa e domenica dopo domenica è diventato inamovibile nello scacchiere della squadra di Roberto Donadoni (tra le più in forma del momento con 13 punti conquistati nelle ultime sei gare di campionato), fino ad attrarre su di sé le attenzioni dei maggiori club europei, Chelsea su tutti.

Da San Marino all’Olimpico

Nulla di strano, se non fosse che stiamo parlando di un classe ’97, il più giovane calciatore di movimento tra i titolari dell’intera serie A (l’empolese Dioussè non è più tra le prime scelte di Marco Giampaolo). Fino alla scorsa stagione militava in Lega Pro con la maglia del San Marino. Eppure al ragazzo sono bastate appena 16 partite per prendersi il Bologna sulle spalle e diventarne uno dei leader, superando indenne anche l’avvicendamento in panchina tra Delio Rossi, il tecnico che l’ha lanciato, e Donadoni che da lui è ripartito.

Merito di un ruolo chiave, quello di mediano davanti alla difesa, svolto con la naturalezza del veterano già a partire dagli 8’ minuti dell’esordio alla prima giornata con la Lazio all’Olimpico. Frangiflutti implacabile su cui vanno a infrangersi molte delle trame imbastite dalle squadre avversarie, regista basso con il compito di smistare palla e far ripartire l’azione, primo portatore in fase di pressing (particolare ormai caro a diversi allenatori). Equilibratore e ago della bilancia nelle diversi fasi della partita, la sua è la classica posizione che si predilige affidare agli uomini più esperti, in grado di fungere da collante tra i reparti; tutto il contrario di quanto avviene nel Bologna, la squadra più giovane del campionato, che schiera abitualmente diversi ragazzi sotto i 25 anni.

Umiltà e applicazione

Dopo un breve periodo di ambientamento con la nuova realtà, durato lo spazio delle prime tre partite con Lazio, Sassuolo e Sampdoria, Diawara è diventato titolare e dalla vittoriosa gara interna con il Frosinone non è più uscito, giocando nelle successiva dodici occasioni sempre per 90’; una serie interrotta dalla controversa espulsione rimediata nei minuti finali di Genoa-Bologna, che lo costringerà a un turno di squalifica. Il giocatore timido e impacciato delle prime uscite, ha ben presto lasciato spazio a quello sicuro e sempre più a suo agio ammirato fin qui; nonostante l’esuberanza fisica e l’irruenza della giovane età, i cartellini gialli rimediati sono stati soltanto 4 (il rosso di Marassi è figlio di un atteggiamento ritenuto eccessivo da parte dell’arbitro), quasi a testimoniare la pulizia negli interventi, per nulla scontata vista la posizione nevralgica.

I notevoli e ancora sconosciuti margini di miglioramento, fanno di Diawara uno dei prospetti più interessanti del nostro campionato, a patto di continuare con l’umiltà e l’applicazione evidenziate nel suo impatto con il mondo dei grandi. Bologna può essere la piazza giusta dove crescere e allevarne il talento lontano dalla pressione dei risultati, l’ambiente in cui formarsi anche dal punto di vista umano, oltre che tecnico-tattico. Il prossimo passo sarà cercare di partecipare di più alla fase offensiva, cercando quegli inserimenti senza palla divenuti imprescindibili per il calcio moderno, anche per un centrocampista con compiti prettamente difensivi. Allevato a compiti di pressione sul regista avversario, come avvenuto in occasione della sfida vinta sul Napoli nei confronti di Jorginho (esempio poi seguito anche da Garcia, anche se in maniera diversa), entro fine stagione per lui tutti si attendono la piena maturazione che potrebbe portarlo verso i grandi club. La Guinea, da sempre terra di diamanti, ne ha prodotto un altro: lavorarlo e piazzarlo al miglior offerente, sarebbe l’ennesimo capolavoro di Pantaleo Corvino.