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SOCCER: SERIE A; NAPOLI-BOLOGNA

Ammonizioni, squalifiche e grandi prodezze. Panagiotis Kone continua a dividere critica e tifosi per la sua innata capacità di essere tutto e il suo contrario, buon centrocampista con il vizio del gol (con una particolare predilezione per quelli impossibili), recidivo e sciagurato nel distruggere tutto quanto di buono riesce a creare con episodi che l’ascrivono di diritto nell’album dei calciatori altamente “pericolosi”, da maneggiare con cura.

Croce e delizia, da sempre, a Brescia, Bologna e Udine, le tappe della sua carriera italiana, costellata da un’infinità di cartellini gialli che lo hanno costretto sistematicamente a fermarsi per squalifica, alimentando il dubbio sulla sua reale capacità di raggiungere quella maturità calcistica che appare ancora di là da venire. 51 cartellini gialli, senza contare la Coppa Italia, accumulate in A dall’anno del suo esordio (stagione 2010/2011), 3 espulsioni e ben 17 squalifiche scontate. Non ci sono dubbi, il ventottenne centrocampista greco di origine albanese, è il primatista in negativo del nostro campionato ma anche quello capace di inventarsi gol fantastici, come quello segnato alla Lazio in Coppa Italia, con una giravolta ai limiti della fisica con cui ha beffato Berisha. Bello di notte, soprattutto in quelle della coppa nazionale, come nel dicembre 2012 con la splendida semirovesciata con cui estromise il Napoli di Walter Mazzarri dalla competizione, dando inizio al suo personale show.

Un fondamentale a lui molto caro, provato e riprovato nel corso delle 153 partite in A e riuscito alla perfezione in più di un’occasione, mandando in visibilio gli amanti del genere fantascientifico; un fulmine nell’arrotarsi come nelle preparazione di un tuffo prima di colpire la palla con una forza sconosciuta a quelle altitudini, fino a bucare la porta avversaria. Duttile ed efficace in tutti i ruoli di centrocampo, un jolly universale utile anche a supporto delle punte; lavoro sporco in quantità industriale e un’irruenza che rappresenta ancora il suo più grande limite, al pari della continuità. Questa sconosciuta, verrebbe da dire, perché davvero Kone potrebbe essere tra i migliori centrocampisti in assoluto in Italia, se non fosse per quel carattere fin troppo esuberante che lo porta spesso a oltrepassare il limite. I dolori arrivano dal punto di vista disciplinare (in carriera è arrivato anche a 12 cartellini in una sola stagione), tradito dall’adrenalina e dai nervi sul più bello.

Ecco perché, salvo sorprese, il salto di qualità definitivo non arriverà mai per uno come lui, troppo in inquieto per diventare maturo, valore aggiunto invece che peso sempre più ingombrante per le sue squadre. Già abbondantemente tormentato da una lunga serie di infortuni più o meno gravi, Kone c’ha messo del suo nel costruirsi la fama di cattivo; una reputazione che cozza in maniera quasi fastidiosa con ciò che riesce a esprimere quando scende in campo. Colantuono l’ha aspettato con ansia in questi mesi, e ora che il suo talento è di nuovo a disposizione, per il tecnico romano aumentano le soluzioni; a patto di eliminare una volta per tutte il vizietto che ancora ne frena l’ascesa nell’elitè del nostro campionato. Intanto, tra una magia e un cartellino, godersi i video dei suoi gol resta l’esercizio preferito dei funamboli del pallone, come Panagiotis Kone, l’artista errante alla costante ricerca di sé stesso.

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