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Immaginare uno come lui in Svizzera, patria della neutralità, può sembrare un paradosso. Eppure Zdenek Zeman è riuscito nella breve incursione capitolina ad essere pungente come ha sempre richiesto il su stile, forte ma mai banale. Il tecnico boemo è stato ospite in un Forum organizzato dal Corriere dello Sport, come sempre dalle sue parole si scateneranno tanti nuvoloni.

ROMA SENZA REGOLE – “l mio esonero avvenne dopo un’intervista in cui chiedevo rispetto delle regole, non si può fare a meno di regole. Io a Roma avevo sempre dodici giocatori sul lettino e due bloccati sul Raccordo Anulare, non mi andava bene. Io e la società eravamo diversi nell’analizzare le vicende. Alla Roma vogliono raggiungere il massimo risultato col minimo sforzo”.

LE CAPITOLINE – “Hanno organici di spessore, le ultime gare di Garcia sono state tristi. Per me è stato difficile commentare la sconfitta col Barcellona, non si può non giocare in quel modo. Ci fossi stato io si sarebbe detto “le solite squadre di Zeman”.

SERIE A IN CRISI? – “Probabilmente uno dei momenti più critici. C’è stata un’era in cui avevamo il meglio, venivano i calciatori più forti al mondo e producevano lo spettacolo. Oggi i più affermati sono in Germania, in Spagna e in Inghilterra, o anche in Francia. Abbiamo assistito a questa emorragia che ha varie ragioni: di natura economica, indiscutibilmente, essendoci in altri Paesi entrate maggiori; ma anche nell’impegno e nel lavoro siamo finiti indietro”.

IL NAPOLI DI SARRI – “E’ una sorpresa relativa, però. Sa attrarre, gioca offensivo, ha materiale fortissimo in avanti, perché Callejon, Higuain, Insigne e Mertens soddisfano del tutto quello che sono le mie esigenze. E dunque guardarli dà soddisfazione. Ma c’è anche la Fiorentina che ha una sua forte identità, anche se mira più al possesso; e poi l’Inter, che ha un’anima tedesca o forse anglosassone, concede poco ma ottieni i risultati e sa come farlo attraverso il proprio senso pratico”.

JUVE, INTER E TOTTI – “Mi sarebbe piaciuto lavorare con Boniperti, lui ci capiva di calcio. Sono stato vicino all’Inter due volte sia con Pellegrini che con Moratti. Juventus? Ce l’avevo con chi ci lavorava, non con la Juve in sé. Totti? Si è portato in spalla la Roma per 20 anni, sono contento che non giochi almeno non si dice che la colpa è sua. Dopo Totti il giocatore più forte che ho avuto è stato Boksic, ma dipendeva da come si svegliava…”.

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