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Bologna FC v Empoli FC - Serie A

La giusta vetrina per due squadre divertenti e in ottima forma, propositive come poche, liberate dall’assillo dei risultati e da una classifica sempre più esaltante. Bologna-Empoli è stato l’anticipo serale con cui si è aperta la 17/a giornata di serie A, andando oltre le più rosee aspettative e regalando agli amanti del bel gioco, uno spettacolo degno di un big match ad alta quota; anzi, l’impressione è che nessun altra gara di serie A in questo momento sarebbe potuta essere così avvincente. Uno strano scherzo del destino che ha incrociato i destini delle due provinciali terribili, esaltandone trame di gioco e personalità nella gestione dei 90’, confermando la splendida marcia dei toscani di Gianpaolo (per qualcuno, alla vigilia, seri candidati alla retrocessione) e la ritrovata vitalità degli uomini di Donadoni, non ancora tranquilli a più 5 sulla terzultima (il Frosinone oggi atteso dall’esame Milan), ma consapevoli del loro valore e certamente sulla buona strada in ottica futura.

Due, tre cose fatte bene, movimenti e gesti tecnici da manuale del calcio, quello vero e sano, manifesto di una nuova filosofia di pensiero secondo cui la ricerca del gioco debba sempre prendere il sopravvento sul risultato finale, spesso troppo condizionante per la testa e le gambe dei calciatori, i veri attori protagonisti di uno spettacolo che i tatticismi esasperati di questi ultimi anni hanno reso meno attraente. La porta avversaria come obiettivo da raggiungere attraverso una continua e sempre lucida ricerca di gioco, un’azione da imbastire coinvolgendo i diversi interpreti, tutto accompagnato da gesti tecnici e giocate sopraffine assai gradite agli appassionati del gioco più bello al mondo. Impossibile non notare il modo con cui l’Empoli ha approcciato la partita, comandando le operazioni con una personalità da grande squadra e riuscendo a far male al Bologna in ogni situazione; fraseggi corti a bassa quota che hanno mandato subito in confusione la mediana rossoblù, un possesso palla mai fine a sé stesso ma sempre volto a far male all’avversario, costantemente alla ricerca della profondità. Il modo migliore per esaltare l’istinto del gol di Massimo Maccarone, classe ’79 come l’altro vecchietto terribile Franco Brienza, alla seconda doppietta consecutiva; due gol profondamente diversi che evidenziano la varietà di soluzioni che oggi l’Empoli è in grado di offrire. Big Mac, giocatore completo, in grado di iniziare l’azione come in occasione del vantaggio, partendo da sinistra e concluderla da uomo d’area di rigore per il punto del definitivo 2-3; l’ennesima dimostrazione di come nel calcio moderno a un attaccante non basti più aspettare la palla giusta in mezzo all’area di rigore, ma occorra rendersi utile anche in fase di costruzione, svariando su tutto il fronte d’attacco, uscendo talvolta dalla marcatura dei difensori avversari, per poi attaccare con decisione lo spazio in profondità. Facile scambiare palla con i tanti centrocampisti di qualità schierati contemporaneamente da Gianpaolo, gente abituata a dare del “tu” al pallone ma disposta anche al sacrificio in fase di ripiegamento; ieri è toccato a Zielinski (occhio alla crescita esponenziale del giovane polacco nel ruolo di mezzala) scucchiaiare la palla che ha permesso a Maccarone di battere Mirante.

Un Bologna mai domo e sempre in partita, nonostante le difficoltà incontrate nella prima mezzora, in cui l’assenza di Diawara davanti alla difesa ha certamente avuto specifico non indifferente. Donadoni ha riportato entusiasmo sotto le Due Torri, risvegliando l’orgoglio sopito di Mattia Destro, tornato a mordere come ai bei tempi e la classe di un Franco Brienza che non ha nessuna voglia di farsi da parte; più concreti e meno manovrieri, i rossoblù hanno mostrato ancora una volta la loro capacità di rendersi pericolosi in verticale. La rivisitazione in chiave moderna del lancio lungo alla ricerca delle punte aveva già sorpreso Roma  e Napoli ed è stato un fattore anche ieri, anche se non al punto da far saltare il banco; provate a osservare come tutta la squadra si alzi attaccando la zona in cui la palla lanciata dai difensori va a cadere e capirete perché anche un antico luogo comune possa essere rivalutato positivamente. Chiusura doverosa con l’azione che ha deciso il match in favore degli ospiti, nella quale sono stati due i passaggi fondamentali: il modo con cui Pucciarelli, innescato sulla destra, ha resistito al ritorno prepotente di Masina, trovando lo spunto per coordinarsi per il cross in area, dove ad attenderlo c’era il solito Maccarone, braccato da Oikonomou. Il movimento del corpo con cui Big Mac ha eluso l’intervento del difensore greco, che sembrava in vantaggio sul pallone, è stata la degna conclusione di Bologna-Empoli, match in cui è racchiusa la vera essenza del calcio, quello capace di regalare emozioni inaspettate in anticipo da favola che speriamo sia soltanto il preludio a una giornata altrettanto spettacolare, prima della lunga sosta natalizia.

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