The Game of Brozovic, Mancio non lo cestinare!

The Game of Brozovic, Mancio non lo cestinare!

brozovic-inter

“In the Game of Brozovic you win or you die”. Il tutto con il placet di George Martin, sia mai che l’autore statunitense se ne abbia a male nel pensare che una siffatta frase possa essere presa in prestito, opportunamente modificata, per descrivere le vicende di un calciatore che lui si, sta vivendo una vera e propria scalata verso il personalissimo “trono” interista. Marcelo “Epic” Brozovic, passato dall’essere un oggetto, poco, volante non identificato ad inizio 2015 a genio assoluto dopo il selfie in macchina con tanto di doppia presenza femminile: escile.

BROZOVIC NEL BUIO O meglio in chiaroscuro, da vero e proprio discepolo del Dio dai Millevolti, un po’ Arya, un po’ Jaqen H’gar, sempre in procinto di spiccare il volo definitivamente eppure incastrato in un sistema di gioco che tende a limitare le sue peculiarità, con lo stesso Mancini che finisce per relegarlo, il più delle volte, a mettersi in luce nella mezz’ora finale di partita. Brozovic però non demorde, “Epic” com’è, con un cartellino sulle spalle che pesa tanto quanto costa (8 mln di € più 2 di bonus) il classe 1992 originario di Zagabria sta pian piano conquistando il mondo nerazzurro, un continente inesplorato sulla cinta mediana in cui si è venuto a creare un vero e proprio vuoto di potere dopo la pseudo bocciatura di Kondogbia e i colpi, quelli si, estemporanei del “Re folle” Felipe Melo. Nell’ultimo mese e mezzo tutti, ma proprio tutti, hanno riscoperto le doti di un giocatore giunto in Italia con la fama del “predestinato”, bravo nel dettare i tempi legando i reparti, coriaceo nel saper difendere palla e impostare con il bonus di quella vena “anarchica” di chi possiede la giocata ed è pronto a sciorinarla a dovere quando richiesto; insomma il tipico centrocampista metodista croato con “Boban” nel cassetto.

TU, BROZOVIC SAI Contrariamente a quanto presente ne “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” quando si parla di Jon Snow, Marcelo Brozovic “sa” come si sta in campo, addirittura meglio di molti altri suoi colleghi interisti. La manovra del biscione risulta più fluida quando il numero 77 è presente sul manto verde da gioco, la sua capacità di saper giocare la sfera tra le linee è pura manna dal cielo per una formazione che in avanti vive dei colpi dei singoli con un centrocampo, ristretto al lumicino, in cui si tende più a spezzare il gioco altrui che non a crearne di proprio. Chissà allora che non possa essere proprio lui la giusta medicina per questa Inter che vince ma non convince mai del tutto, magari strizzando l’occhio ad un modulo più compatto e pronto a scendere a patti con il tatticismo che non con il puro e semplice talento, caratteristica che pervade la rosa confezionata su misura a suon di milioni di € da Erick Thohir per mister Mancini. La speranza è quella di continuare a vedere il nostro giovane eroe in campo più spesso, magari dall’inizio fino alla fine dell’assalto, solo il tempo e le prove in campo ci diranno, in fondo, se sarà meritevole del titolo di Lord Comandante.

 

Stefano Mastini