La metamorfosi di Montolivo, il gregario che non t’aspetti

La metamorfosi di Montolivo, il gregario che non t’aspetti

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Numeri inaspettati all’alba di un Natale più tranquillo di quello che ci si aspettava,in cui tutti a Milanello mangeranno il Panettone assieme a Sinisa Mihajlovic. Riccardo Montolivo da buon capitano tira il gruppo, nella buona e nella cattiva sorte, scoprendosi all’improvviso umile gregario prima che organizzatore di una manovra per molti ancora troppo farraginosa; ma si sa, le statistiche non mentono e spiegano in questo caso la metamorfosi genetica del centrocampista ex Fiorentina, nuovamente in orbita Nazionale nonostante la folta concorrenza in mezzo al campo.

In testa alla classifica delle palle recuperate c’è proprio lui a quota 90, cifra considerevole se si pensa che il secondo, il granata Vives, è staccatissimo con 59; un numero quello toccato dal 18 rossonero davvero sorprendente per quello che è il suo ruolo all’interno dello scacchiere tattico del tecnico serbo, regista basso davanti alla difesa con il compito di iniziare l’azione grazie all’ottima tecnica di base. Problemi di tempi di gioco, cui si aggiungono talvolta quelli di un giro palla elementare e orizzontale, facile preda del pressing avversario, che però in questo caso sembra essere il pezzo forte del repertorio. Regista, mezzala, trequartista: in più di dieci anni di carriera in Serie A Montolivo ha ricoperto diversi ruoli, senza mai trovare la giusta collocazione in campo che ne esaltasse le qualità di giocatore dotato di tecnica e intelligenza tattica, ma carente dal punto di vista della velocità. Più volte preso di mira dai propri tifosi, soprattutto al Milan, per via della lentezza esasperata, sembra pronto a far ricredere gli scettici che nutrivano dubbi sulla sua efficacia nel mezzo dove spesso è stato in ballottaggio con Nigel De Jong, mediano dalle caratteristiche prettamente difensive. Per qualcuno, uno dei due è di troppo in questo Milan, a maggior ragione dopo aver dato un’occhiata al dato in questione; Montolivo, nelle sue 15 presenze stagionali in campionato, viaggia alla media di sei palle recuperate ogni 90’, davvero non male per un centrocampista che si pensava architetto più che umile lavoratore.

Dopo il grave infortunio patito prima del Mondiale brasiliano, il recupero è stato lungo e faticoso ma sembra aver restituito al calcio italiano un giocatore diverso rispetto al passato. Riacquisire brillantezza e sicurezza nei contrasti ha richiesto certamente sacrificio, a scapito di una mobilità che appare ancora più limitata, fondamentale cui tuttavia un giocatore ormai esperto e intelligente ha dimostrato di saper sopperire ugualmente. Davanti alla difesa ha la possibilità di correre meno e allo stesso tempo rendersi utile per la squadra, con tanto lavoro sporco al fianco dei compagni più talentuosi e ovviamente proteggendo al meglio quelli di difesa. Tuttavia Montolivo continua a dividere critica e tifosi, mai troppo innamorati del trentenne di Caravaggio; il rinnovo di contratto fino al 2019 sembrava a un passo ma è coinciso con il doppio pareggio con Carpi e Verona che ha rallentato la rincorsa e rinviato la conclusione di una trattativa ben avviata. Il Milan, questo Milan, sembra al momento non poter prescindere dalle geometrie del suo unico regista, scopertosi con la maturità, anche abile distruttore di gioco; 90, la paura, è oggi anche il numero di Riccardo Montolivo, tutt’altro che moscio.