Dybala: “Non posso incazzarmi con Allegri, ha vinto tutto. Alla Juve ho acquisito la voglia di vincere”

Dario Marotta
24/12/2015

Dybala: “Non posso incazzarmi con Allegri, ha vinto tutto. Alla Juve ho acquisito la voglia di vincere”

Dybala

Il rapporto tecnico e umano tra Allegri e Dybala, ha vissuto momenti di tensione, è sbocciato con ritardo, è stato forse sul punto di non decollare. Poi sono arrivati i gol, gli attestati di stima reciproci e la voglia di crescere insieme, con la Juventus. L’argentino, attraverso le colonne di “Repubblica”, ha tessuto le lodi del “maestro” toscano: “Se non mi fossi sentito all’altezza sarei rimasto a Palermo. D’altronde non è che dovessi fare quindici goal nelle prime sei partite. E se Allegri non mi fa giocare, non è perché vuole perdere. .A Palermo mi è capitato di arrabbiarmi per un’esclusione, qui no. Allegri l’anno scorso ha vinto tutto, non posso permettermi di incazzarmi con lui”.

Da Iachini ad Allegri: cosa è cambiato?

Iachini mi voleva prima punta, Allegri mi tiene più indietro. Ho spesso la palla tra i piedi, è il lavoro che faceva Vazquez a Palermo e che qui divido con Morata. Io ho libertà quando attacco purché poi mi impegni a difendere. Avevo in mente di fare quindici goal in tutta la stagione, ma visto che sono già a dieci dovrò cambiare il numero. Sono più avanti del previsto in tutto”.

Cos’ha di speciale la Juventus?

Alla Juventus ho acquisito la voglia di vincere, che è una cosa strana è difficile. Dopo la finale di Berlino, tornai con l’aereo della squadra e mi colpì molto un episodio, Marchisio venne a presentarsi e mi disse: “Preparati bene, che l’anno prossimo dobbiamo vincere tutto”. Era incredibile, avevano appena giocato una finale di Champions e invece che alle vacanze pensavano già alla prossima. È lì che ho misurato la distanza tra Palermo e la Juve”.

Quanto è stato importante il passaggio al Palermo nella tua crescita professionale e umana?

“Mi hanno accolto come se fossi lì da dieci anni. Però al principio è stata dura, non capivo la lingua né cosa succedesse, non avevo mai cambiato un allenatore prima e faticavo a credere che, come mi dicevano i compagni, con Zamparini era normale. La retrocessione è stata un trauma, ma poi al Palermo ho imparato quello che avrei potuto imparare al River o al Boca. Io volevo arrivare in una grande, il mio destino è stato arrivarci passando dalla Sicilia”.

L’infanzia in Argentina

“Sapevo che se volevo fare carriera non dovevo più dormire a casa, così a quindici anni sono andato a vivere nel pensionato del club. Io però mi ero immaginato di giocare due o tre anni nel River o nel Boca, prima di essere pronto per l’Europa. Ma un giorno è arrivato Zamparini con dodici milioni e sono stato costretto ad andare. Mi implorarono di accettare, perché quei soldi sarebbero stati la salvezza del mio piccolo club. Ma guarda caso il presidente è sparito poco dopo avermi venduto e adesso l’Instituto è di nuovo senza soldi. Provo tanta rabbia perché il mio sacrificio non è servito. E ho la sensazione di essere stato usato”.

Mai avuto dubbi sulla scelta della  nazionale?

 Io mi sento argentino al cento per cento. Quando ho dovuto scegliere non ho avuto dubbi, so che nell’Italia o nella Polonia avrei avuto meno concorrenza, ma io voglio giocare nell’Argentina e se non ci riuscissi dovrei farmi delle domande, non cambiare bandiera. Non sarei felice in una nazionale che non sento mia. Il mio amico Franco Vazquez ha la mamma italiana. Io di italiano ho solamente un passaporto grazie a una bisnonna di cui non so nulla. Lui si sente italiano, io no”.

Il tuo idolo?

Messi. Conoscerlo è l’unico sogno che non ho avverato. Non gli ho mai parlato, non gli ho mai giocato contro ma lo seguo in ogni cosa che fa, da lui credo di poter imparare tantissimo anche a livello umano. Al contrario di Maradona, non ha vinto il Mondiale e lo attaccano. Però io i paragoni non li faccio. Avevamo Diego, abbiamo Leo e ci lamentiamo pure? Criticare Messi è da pazzi. Quando giocheremo insieme che gli darò la palla anche se avrà attorno cinque avversari. Non penso che riuscirò mai a pensarlo come un semplice collega. Se avrei preferito il Barcellona al Bayern in Champions? Non sono masochista fino a quel punto”.

Su Gattuso

Mi ha insegnato a prenderle. In allenamento mi metteva trequartista e lui mediano. Se lo saltavo, mi stendeva. Così ho imparato a gestire il contatto, a difendermi col corpo, ad anticipare gli interventi. Poi è arrivato Iachini che mi vedeva punta e ho dovuto davvero tenere botta. Se non sei allenato non ce la fai. Prendete Cuadrado, sembra leggero ma le botte le assorbe, non lo butti giù”.