Pressing, carisma e gol: così Mandzukic si è preso la Juventus

Pressing, carisma e gol: così Mandzukic si è preso la Juventus

 

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Se vieni chiamato in un’estate rivoluzionaria a raccogliere contemporaneamente l’eredità tecnica di Fernando Llorente e quella carismatica di Carlos Tevez, è pressoché ovvio che ti ci vorrà un po’ di tempo. Esattamente quello che è successo a Mario Mandzukic. Dopo un periodo iniziale, accompagnato da un infortunio, in cui qualche maligno aveva già iniziato a delineare i contorni di un alone di mistero, ora il bomber croato sta dimostrando a tutti di che pasta è fatto.

Ma che Mandzo non fosse uno che si fa intimorire facilmente lo si era capito fin da subito, quando quest’estate ha scelto di indossare la maglia numero diciassette e, se di mestiere fai il centravanti, è chiaro che il confronto con un certo Trezeguet arrivi. Lui ha risposto a modo suo: sei gol in campionato, due in Champions League e uno in Supercoppa italiana. Totale nove, tutti maledettamente decisivi. A questo si aggiunga che in questi primi cinque mesi bianconeri Mandzukic si è guadagnato un posto da titolare ai danni di Morata, non proprio l’ultimo venuto. La sua intesa con Dybala cresce di partita in partita, di pari passo con la condizione fisica. E’ innegabile, infatti, che nelle prime giornate di campionato l’ex Bayern e Atletico Madrid ha pagato il dazio di una struttura fisica imponente in ritardo di preparazione alle prese con un infortunio.

Una volta tornata la forma, Mandzukic ha potuto praticare il suo gioco fatto di pressione alta e rabbiosa della retroguardia avversaria, di vera e propria battaglia con i difensori, di sponde, di pochi movimenti ma precisi e puntuali e, soprattutto, di gol. Il risultato ultimo di tutte le altre caratteristiche perché, sarà un po’ anche per la sua faccia cattiva, ma Mario non è bello da vedere bensì è esaltante. E’ vero è un bomber e segna tanto ma il gol è l’ultimo dei suoi pensieri, il primo è andare a pressare finanche il portiere, fare la lotta per facilitare il recupero palla dei compagni e rendere fin da subito meno pericolose le manovre avversarie. In altre parole, Mandzukic non ruba l’occhio dei tifosi, ne ruba il cuore.