Alvarez ci riprova: sarà davvero Maravilla?

Alvarez ci riprova: sarà davvero Maravilla?

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Un talento naturale, inversamente proporzionale al soprannome che i fantasiosi connazionali gli hanno affibbiato. Perché di meraviglie, Ricky Alvarez, detto Maravilla, ne ha fatte veder ben poche negli ultimi anni tra Italia e Inghilterra, prima di rischiare di sprofondare nelle sabbie mobili di un contenzioso che sembrava infinito e che invece l’ha portato a diventare l’obiettivo principale per la Sampdoria di Vincenzo Montella alla ricerca di rinforzi nell’imminente mercato di gennaio.

Difficile dire in quali condizioni il ventisettenne argentino si presenterà ai tifosi blucerchiati dopo oltre nove mesi di inattività forzata, tra gli strascichi dell’infortunio al ginocchio e l’inizio di un intricato caso di mercato che ha coinvolto Inter e Sunderland, approdando davanti all’arbitrato della Fifa senza tuttavia che si arrivasse alla soluzione definitiva. Così, dopo esser stato vicino al ritorno in patria e allo sbarco in Portogallo, ecco palesarsi la possibilità di trasferirsi a Genova, sponda Samp, unica squadra disposta a scommettere sul controverso esterno offensivo ex Velez Sarsfield; ma l’impressione è che, per tirare fuori dalle sabbie mobili il club del presidente Ferrero, ci vorrà ben altro giocatore rispetto a quello visto nella sua prima esperienza italiana. La nebbia meneghina non c’entra: Alvarez nelle tre stagioni all’Inter è stato più meteora che altro, denunciando difetti tecnici e di personalità che sembravano averne deciso la bocciatura ad alti livelli. Eppure su di lui, nell’estate 2011, c’erano i migliori club europei, con l’Arsenal ultima ad arrendersi nella corsa all’allora giovane rampollo del calcio sudamericano, fresco vincitore del titolo al fianco dell’atalantino Maxi Moralez. Quasi 12 milioni di euro versati per strapparlo alla concorrenza, creando aspettative eccessive attorno a un ragazzo che aveva ancora tutto da dimostrare. “Talento dal mancino gentile, versatile e portato al calcio in verticale” ecco come lo definì la Gazzetta dello Sport, Alvarez è rimasto a metà del guado, dividendo il parere di tifosi e addetti ai lavori ma soprattutto costringendo alla fine l’Inter a deciderne la cessione oltremanica a condizioni sulla carta parecchio vantaggiose (prestito oneroso e obbligo di riscatto fissato a 10,5 milioni di euro in caso di permanenza dei Black Cats in Premier League).

La parte finale della storia racconta di sole 13 presenze nella scorsa stagione, senza gol e quasi sempre partendo dalla panchina. Davvero è lui il giocatore in grado di garantire il cambio di passo a Montella e i suoi? Eufemismo, se pensiamo all’andamento lento (almeno per il calcio europeo) che lo contraddistingue e che ne ha frenato conseguentemente l’ascesa; testa alta e piedi buoni, anzi piede (solo il sinistro), ma anche l’acclarata lentezza nei movimenti che tende a renderlo prevedibile davanti agli avversari. Un po’ Kaka, un po’ Zidane, si diceva, tuttavia la prova del campo ha dimostrato il contrario, e a nulla sono serviti i tentativi di Stramaccioni prima e Mazzarri poi di farne il perno della manovra offensiva nerazzurra; resta perciò il fondato dubbio che l’utilizzo di un solo piede sia un lustro che un giocatore come Alvarez non possa concedersi. In attesa che le visite mediche di rito, quantomai necessarie in questo caso, ne confermino la piena efficienza fisica, la curiosità attorno al suo rientro in Italia è esattamente la stessa che ne accompagnò l’esordio di quattro stagioni fa. Dalle parti di Bogliasco si accontenterebbero anche di ritrovare un giocatore integro e utile alla causa: per le meraviglie c’è sempre tempo.