“Lo chiamavano Saracinesca”: Cech è record, 170 partite senza subire gol

“Lo chiamavano Saracinesca”: Cech è record, 170 partite senza subire gol

cech-arsenal

“Visto che cosa può fare la fede? Può fare miracoli, specialmente se la metti dentro la canna di un fucile”. Direbbero Bud Spencer e Terence Hill, tanto per rinverdire i fasti dello “Spaghetti Western” più famoso che il nostro paese ricordi, tra un ghigno e uno schiamazzo del pubblico compiaciuto. Oggi però a sorridere è soprattutto Cech, Petr Cech. 351 match ufficiali in Premier League, ben 12 stagioni da protagonista in terra d’oltremanica: un pedigree da spavento per un estremo difensore classe 1982 da molti “bollato” come finito appena un anno fa, con il giovane rampollo Courtois pronto a soffiargli il posto a Stamford Bridge, obbligando il primo all’esilio, più o meno forzoso, in quel dell’Emirates Stadium, altra maglia, altro colore ma stessa città e, soprattutto, medesimo rendimento.

CECH ARSENAL E RECORD Cech ha ritrovato se stesso sotto al guida di Wenger: approdato ai Gunners quest’estate per circa 11 mln di €, l’estremo difensore ceco si è subito contraddistinto per la grande capacità di saper guidare il proprio reparto, come solo un grande del ruolo potrebbe fare “Parlo a tutta la retroguardia in spagnolo, a Koscielny in francese, Mertesacker in inglese così dirigiamo la retroguardia insieme”. Roba da linguisti, o da gestionali, scegliete voi. Dopo la vittoria contro il Bournemouth l’Arsenal vola in testa alla classifica grazie anche alla buona vena del suo portiere che raggiunge un obbiettivo storico, un record da mille e una notte per il calcio inglese: 170 partite senza subire gol. Staccando nella classifica del “clean sheets record” David James, ribadendo la propria presenza nel grande libro dei primati inglesi in cui risultava essere già presente quando nel 2004/05 mantenne la propria porta inviolata per 1024 minuti consecutivi (Van Der Sar riuscì a fare meglio 4 stagioni più tardi).

Cech gongola e si gode la prima posizione in Premier, al Mirror spiega “Se non fossi stato convinto che questo team avesse potuto competere per vincere il titolo non sarei venuto qua” quando poi gli si chiede quali sono stati i suoi esempi lui risponde sicuro “Kahn per la determinazione, Canizares per la concentrazione che si leggeva nei suoi occhi, Schmeichel per la sua presenza e modo di fare. Ho visto giocare Van Der Sar da libero come nessun altro aveva fatto prima di lui; Casillas e Buffon militavano in grandissime squadre già da giovani. Perchè io non potevo farlo, mi sono sempre detto ed ora eccomi qua”. Non è però ancora giunto il tempo di fermarsi a pensare e rimembrare il passato, Cech lo sa benissimo “Devi essere costante nel tuo lavoro, costante nella performance, se non riesci ad esserlo finisci per giocare al di sotto delle tue capacità, così facendo finisci per prendere gol”.

  Stefano Mastini