Parla Lippi: “Allegri mi somiglia, Ancelotti è il numero 1”

Parla Lippi: “Allegri mi somiglia, Ancelotti è il numero 1”

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Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Marcello Lippi ha dato i propri giudizi sui colleghi attualmente sulla cresta dell’onda, in Italia e all’estero. L’ex c.t della nazionale non si è limitato ad esprimere le proprie preferenze, ma ha anche illustrato come giocherebbe oggi una sua squadra.

ALLEGRI L’EREDE – Nei giorni scorsi Marcello Lippi ha raccontato di sentirsi ancora un allenatore a tutti gli effetti e di voler prendere in considerazione eventuali proposte interessanti. Anche e soprattutto per dimostrare ancora una volta che l’allenatore nel calcio conta eccome: “È tramontata l’idea che un tecnico conti il 20% se va bene. Non è così e non lo è mai stato per Mourinho, Capello, Van Gaal, anche Lippi e altri: sono gli stessi grandi giocatori a pretendere una guida forte e sicura. Non un padre, un fratello o uno simpatico. Ma chi ti fa vincere e migliorare i contratti. Cosa fa la differenza? Non solo le competenze tecniche, questo livello. Tutti sono organizzati e hanno un’identità. Serve un tecnico esperto e competente, che entri nella testa dei giocatori e tiri fuori il meglio. Ce ne sono eccellenti nella metodologia ma che faticano a interpretare i calciatori e l’adattabilità al loro gioco. E altri meno “scientifici” ma che capiscono tutto con saggezza e concretezza, e scelgono i giocatori giusti. Dico Bagnoli: vinceva e dava spettacolo”. Ma chi potrebbe essere il “nuovo Marcello Lippi”? L’ex c.t ha le idee abbastanza chiare e si rivede in Allegri: “A cominciare dall’arrivo alla Juve a 46 anni. È concreto, ha buone conoscenze tecnico-tattiche, sa cambiare in stagione e anche a partita in corso, come facevo io. E ha coraggio. Non era mica da tutti mettere Morata in panchina e individuare in Mandzukic la rabbia e la cattiveria per scatenare una rincorsa fantastica a cui non credeva nessuno. Oppure l’idea di tornare al 3-5-2. Peccato però per il k.o. a Siviglia: era evitabile, cambia la Champions. Dura con il Bayern? E’ una delle due più forti. Però dalla faccia di Guardiola si capiva che non era contento neanche lui”.

GUARDIOLA RIVOLUZIONARIO, MA ANCELOTTI… – Inevitabile parlare del mercato allenatori che da giorni sembra entrato nel vivo, anche e soprattutto in vista della prossima stagione. Dal mercato ad un giudizio sui grandi allenatori all’estero il passo è breve. Lippi dichiara di ritenere Guardiola un rivoluzionario, ma sul gradino più alto del suo personalissimo podio c’è un connazionale, Carlo Ancelotti: “Guardiola rivoluzionario come Sacchi? Certo, Ha creato e allenato la squadra più forte di sempre: il Barça, oltre a vincere tutto, ha conquistato due Europei e un Mondiale con i suoi giocatori. Ha dato un contributo importante alla storia del calcio. Oggi è uno dei due-tre migliori al mondo. Anche se il numero uno al momento è un altro, Ancelotti. Nessuno come lui. Grande esperienza da calciatore e poi da allenatore accanto a Sacchi. Ha vinto in ogni campionato e lo farà anche in Germania. Soprattutto non c’è un calciatore che abbia mai detto una parola negativa nei suoi confronti. Ci vogliono qualità e cultura calcistica”.

LIPPI OGGI – Tanti giudizi e tante opinioni sui colleghi e sul loro lavoro, ma come giocherebbe oggi una squadra di Marcello Lippi? Il tecnico di Viareggio si dimostra al passo coi tempi e ha le idee molto chiare: “Svilupperei i concetti applicati in Cina. Modulo base 4-3-3, ma non con gli attaccanti esterni che si abbassano per contrastare i terzini, lasciando solo l’attaccante, tipo 4-5-1. E poi così larghi non fanno reparto. Quando si conquista palla gli attaccanti esterni si accentrano, formando un quadrilatero con le due mezzali e costringendo i difensori a seguirli. Gli esterni diventano ali con un corridoio più libero per crossare: se poi hai un centravanti alto, meglio così. E i due centrali difensivi si alzano in linea col play per una difesa a tre. A parole è facile, in campo meno: ma lo fa Guardiola con X.Alonso, L.Enrique con Busquets, può farlo la Roma con De Rossi.” Una soluzione che potrebbe adottare anche Antonio Conte in nazionale: “Ha anche schierato il 4-2-4, come agli inizi, e mi sembra abbia lavorato tanto al 4-3-3 con grandi movimenti e tagli degli attaccanti, perfetti per Pellè. Si capisce che dietro c’è tanto, tantissimo lavoro. Gli ho parlato, ha idee chiarissime e voglia di trasmetterle. È quello che era da giocatore, un leader che dava l’esempio. Con importanti conoscenze tecnico-tattiche”

IL NUOVO CHE AVANZA – In estate ci sono stati tanti cambi di panchina in Serie A, con diversi allenatori attesi dal debutto in Serie A o dall’esordio alla guida di una Big. Ecco il Marcello Lippi pensiero sui vari Sarri, Paulo Sousa, Di Francesco e Mihajlovic: “Sarri ha smentito un luogo comune, dimostrando che in tre mesi si possono trasmettere le proprie idee e conquistare i giocatori, da Higuain all’ultimo: il Napoli l’anno scorso aveva segnato 70 gol, ma presi più di 50. Sousa in certi momenti gioca il calcio più spettacolare, brillante e verticale, e ha grandi doti di comunicazione per essersi fatto amare subito a Firenze anche da ex juventino. Di Francesco gioca un calcio organizzatissimo, atletico, aggressivo, moderno, sorprendente: il Sassuolo s’è reso conto d’aver fatto una cavolata a mandarlo via. Mihajlovic? Ci sono squadre che hanno cambiato tanto come Milan, Inter, Juve e non sempre è possibile trovare subito il bandolo dell matassa. Ma il gruppo rossonero è molto unito e motivato. Un classico intramontabile del calcio mondiale sono i tecnici italiani all’estero, quasi sempre sulla cresta dell’onda: “Perché nessun campionato è ricco, difficile e vario come il nostro, soprattutto nelle serie minori. Come per gli arbitri. Ecco perché De Biasi ha motivato come nessuno l’Albania: gli ho fatto i complimenti, bravissimo. Ecco perché Cannavaro ha portato il Guangzhou in testa e agli ottavi di Champions: l’hanno mandato via per colpa mia, perché ho detto al presidente che lasciavo e lui non voleva un giovane. E a giugno, com’era successo con me, ha fatto il cambio: credo avesse già l’accordo con Scolari. Ma Fabio è bravo, ora scelga bene. Dove va il calcio? Difficile giocare meglio di oggi. Possesso non ossessivo come invece quello del Barça di Guardiola, nessuna palla buttata, verticalizzazioni, tagli con e senza pallone, inserimenti dei mediani, aggressività, recupero in pochi secondi, pressing. Il futuro c’è già”.