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Ciro Immobile, Torino - Fonte account Twitter ufficiale Torino Calcio
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Ciro Immobile, Torino – Fonte account Twitter ufficiale Torino Calcio

Di nuovo in maglia granata, dopo due anni a girovagare per l’Europa senza riuscire a trovare una propria identità. Tante parole di elogio da parte dei suoi allenatori, ma mai nessuna chance concreta di riuscire a mettersi in luce al di là dei confini italiani. L’avventura all’estero di Ciro Immobile può essere definita come un fallimento per diversi motivi ed il giocatore campano può di certo parzialmente farsi scudo con delle contingenze che sicuramente non l’hanno aiutato ad esprimersi al meglio, ma oggi il suo ritorno al Torino è sostanzialmente un importantissimo spartiacque per la sua carriera, senza ulteriori attenuanti e con questi sei mesi che possono trasformarsi da catapulta a scavatrice, stroncando del tutto il suo salto di qualità. Riuscirà il bomber di Torre Annunziata a riprendere in mano il suo destino?

DAL MANZANARRE AL RENO- Prima la fredda Germania, poi la caldissima Spagna: il clima è cambiato ma non il rendimento di Ciro, costantemente messo da parte dall’allenatore di turno. La cessione al BVB di Klopp per la cifra di 18 milioni sembrava il trampolino di lancio perfetto per un calciatore che veniva da una stagione super, richiesto fortemente da un allenatore dalle idee di gioco chiare e adatte allo stile dell’attaccante ex Toro. Il caso ha voluto che Ciro capitasse a Dortmund nella peggiore stagione degli ultimi 5 anni, con un vuoto lasciato dalla partenza di Lewandowski che ha pesato forse più di quanto ci si aspettava in una fase di transizione e di calo di stimoli in cui l’allenatore, per tentare la clamorosa rimonta a partire da gennaio, ha deciso di affidarsi ai “suoi” uomini. C’è da dire che Immobile, quando chiamato in causa specialmente in Coppa, difficilmente ha tradito le aspettative, ma in campionato la dinamicità di Aubameyang è stata di gran lunga preferita alla sua freddezza sotto porta, con i bisogni del momento che hanno fortemente limitato il tecnico nel migliorare gradualmente l’adattabilità del ragazzo ai ritmi della squadra. A fine stagione l’addio di Klopp ha definitivamente slegato Immobile dall’ambiente, forse mai del tutto digerito da un “latino” come lui, ed il si di Tuchel alla cessione ha aperto le porte alla nuova avventura al Siviglia. Come a Dortmund l’arrivo di Ciro è stato salutato con entusiasmo, sia dai tifosi che dai dirigenti, ma sin da subito c’era da superare la concorrenza di un centravanti come Gameiro che, con la partenza di Bacca, partiva davanti nelle gerarchie di Emery. In effetti il tempo ha dimostrato che il tecnico spagnolo tende a preferire un vero 9 come terminale dell’attacco rispetto ad una punta maggiormente abile ad attaccare gli spazi, come confermato dall’ulteriore acquisto di Llorente al termine del mercato. Un ruolo forse non adatto a lui, tanta concorrenza ed una nazionale (diventata l’unico sfogo ai tempi di Dortmund) sempre più lontana iniziano a consumare dentro Ciro, che pure si era lanciato con tanta voglia nella nuova avventura in terra iberica. Pochi, anzi pochissimi minuti pur conditi da qualche gol e tanti complimenti di allenatore e ds, ma con il definitivo salto di qualità ormai sul viale del tramonto.

RITORNO AL FUTURO- Che l’ambientamento all’estero sia forse un gradino troppo alto per la sua personalità? Che Il blasone delle nuove squadre abbia schiacciato la sua voglia di emergere? Fatto sta che il Toro si è fatto avanti per riportarlo a casa e Ciro, che mai ha dimenticato i colori granata, ha colto la palla al balzo per poter tornare lì dove tutto è iniziato. Prestito si, ma con diritto di riscatto, per poter ritentare una scalata al calcio che conta (per citare il suo gemello di due stagioni fa) terribilmente fallita per contingenze dovute solo in parte alle prestazioni viste sul campo. Adesso, però, il tempo delle attenuanti è finito: l’allenatore, il modulo e la squadra sono sostanzialmente gli stessi che l’hanno fatto diventare, seppur temporaneamente, grande ed ora tutto è riposto nelle mani (e nei piedi) di Ciro Immobile. Il duetto tutto partenopeo con Quagliarella (ammesso che resti in granata) fa già sognare i tifosi, ma anche un tandem con Belotti è di buon auspicio per il futuro. Il dieci sulle spalle a rappresentare responsabilità, un compagno di reparto da cui imparare ed un altro a cui fare da chioccia: ora non si può più sbagliare e Ciro dovrà non solo riscattare sé stesso, ma anche ricompensare il presidente Cairo per avergli dato una seconda chance. La grinta c’è, il talento pure: che il secondo atto di questa romantica storia abbia inizio.

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