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Gianluigi Lentini, ex calciatore di Torino, Milan, Atalanta e Cosenza, intervistato da La Repubblica, ha parlato della grana contratti, dei bilanci truccati e del modus operandi dell’epoca, con i calciatori che spesso venivano pagati in nero. La Repubblica ci racconta che Lentini nel 1992 passò dal Torino al Milan per 18,5 miliardi di lire, ai quali se ne aggiunsero quasi 7 in nero pagati da Berlusconi a Gian Mauro Borsano, allora presidente granata poi finito in prigione, con un movimento da una banca del Lichtenstein su un conto di Borsano. Berlusconi venne processato per falso in bilancio, reato poi prescritto. Queste le dichiarazioni di ‘Gigi’ Lentini in merito a quella vicenda: “Mi voleva anche la Juve, io avrei preferito, ma il Milan mi disse che era già tutto fatto. Con il Toro si erano messi d’accordo in primavera e io non ne sapevo niente. Avevo dichiarato che non avrei mai lasciato i granata? Ero in totale buona fede, però passai da traditore. Se sapevo qualcosa dei pagamenti in nero? Il calciatore è una merce e va dove lo vendono: firma un contratto e tace. Altro non ho mai saputo, né mi competeva sapere”.

“Se è vero che mi convinse Berlusconi in persona? Venne a prendermi due volte con l’elicottero e la prima volta gli dissi di no in faccia, in casa sua ad Arcore. Poi capii che era tutto inutile e che il Torino aveva bisogno di quei soldi per sopravvivere”, afferma l’ex ala rossonera. Nel Milan Lentini sembrò inarrestabile, fino alla sera del suo incidente in autostrada: “Tornai forte anche dopo, ma di sicuro potevo essere molto di più”. Dopo quasi 25 anni nel mondo del calcio si parla nuovamente di bilanci truccati, queste le dichiarazioni di Lentini: “È un mondo così, si dà per avere e si ha per dare, si sfrutta e si viene sfruttati. A me, infatti, questo mondo non è mai piaciuto tantissimo”.