Morata e Juventus, il bello d’esser gruppo

dybala morata juventus inter

Quattordicesima vittoria consecutiva per la Juventus di Massimiliano Allegri, impreziosita dal contesto: la semifinale d’andata contro l’Inter era una partita decisamente insidiosa contro una squadra che ha dimostrato più volte in stagione la sua solidità. A sbloccarla ci ha pensato Alvaro Morata, a secco dal 4 ottobre. Lo spagnolo, nel momento più buio da quando gioca alla Juventus, riesce a risorgere e lo fa dove gli riesce meglio, nei confronti diretti e segnando gol pesanti. Due squilli alle avversarie ma soprattutto a Del Bosque, che in settimana ha detto che se il nueve bianconero non riuscisse a trovare spazio le porte per l’Europeo rischierebbero di chiudersi, dovendo lui pensare al futuro prossimo e non a quello remoto.

Minuto 35 del primo tempo, Cuadrado serve Morata che lo pesca con un filtrante di prima intenzione: il colombiano viene steso dal connazionale Murillo ed è calcio di rigore. Piccolo excursus: l’attaccante spagnolo in mattinata aveva sbagliato tutti i calci di rigore provati nella rifinitura. I compagni non sentono ragioni, lo spingono sul dischetto ad affrontare un portiere il miglior pararigori d’Italia, Samir Handanovic, che sta vivendo un momento di grazia. Risultato: 1-0 ed esultanza rabbiosa, applausi dalla panchina con le telecamere che inquadrano Paulo Dybala.

Spingiamo il tasto avanti veloce sul nastro della partita e attracchiamo al minuto numero 63: palla in mezzo di Evra, stop difettoso di Felipe Melo, Morata di prima intenzione gira in porta come un fulmine a ciel sereno. E’ 2-0, e indovinate chi è il primo a correre, indossando fieramente la pettorina, per abbracciare il compagno che finalmente si è sbloccato? Lo stesso Dybala, il diretto concorrente per un posto da titolare. “E’ stato un periodo duro per me, anche fuori dal campo. Avrei fatto meglio a lasciare tutto fuori ma non ci sono riuscito. Anche i grandi campioni hanno momenti difficili, io che sono un giocatore normale spero adesso di poter mettere da parte una situazione del genere“, queste le parole del centravanti spagnolo a fine partita.

Il punto forte di questa Juventus non sono i singoli, comunque eccellenti, ma la forza del gruppo: tutti remano nella stessa direzione dopo lo smarrimento di inizio campionato, uniti e coesi per raggiungere l’unico risultato che conta, parafrasando Boniperti. In un momento complicato per Morata sono state importanti le parole di un grande capitano come Buffon: “Un giorno mi ha preso da parte e mi ha detto: basta piangerti addosso, dimostra chi sei”. Quello che dovrebbero temere Napoli e Bayern Monaco, prossime avversarie della Juventus nella rincorsa allo Scudetto e alla Champions League, non sono i singoli: la forza della squadra di Allegri è nel gruppo, determinazione di cemento e nervi d’acciaio. Ottime fondamenta per il futuro.