Protesta in Grecia: i calciatori smettono di giocare per 2′

Dario Marotta
30/01/2016

Protesta in Grecia: i calciatori smettono di giocare per 2′

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Si dibatte da sempre sul ruolo “sociale” dello sport, sul calcio come mezzo di educazione e rispetto, come esempio per i più giovani. La questione è tornata di moda da qualche settimana, stuzzicata dalle polemiche Sarri-Mancini e De Rossi-Mandzukic. L’Italia sportiva si è puntualmente divista tra colpevolisti e innocentisti, tra chi giustificava l’accaduto appellandosi alla foga del momento, all’istinto e allo scarso raziocinio e tra chi, al contrario, sottolineava la pericolosità di certi comportamenti, evidentemente diseducativi e “moralmente” pericolosi. Poco più in là, in Grecia, si assiste, come in un sogno ad occhi aperti, ad una scena “clamorosa”, di grande attualità e destinata a suscitare il medesimo clamore di cui sopra.

Durante partita tra Larissa e Acharnaikos (serie B) i ventidue protagonisti hanno dato vita ad una singolare iniziativa di solidarietà per testimoniare il loro appoggio alla causa dei rifugiati. Dopo tre secondi dal fischio d’inizio, i calciatori di entrambe le squadre, tra lo stupore generale, si sono seduti sul prato verde rifiutandosi di giocare per due minuti. Dallo stadio sono prima piovuti fischi ma poi, dopo esser venuti a conoscenza delle ragioni legate alla protesta, i tifosi hanno cominciato ad applaudire in maniera convinta dando ancora più forza all’iniziativa messa in piedi dai due club. Due minuti destinati a far storia, a lasciare il segno in Grecia e non solo. Un bell’esempio (questo sì) magari da emulare anche altrove. Una bella pagina di sport e di solidarietà per dare risalto ad un tema assai delicato. Il calcio, dunque, può fare la sua parte, non solo in campo. In casi del genere, il risultato diventa quasi un dettaglio. Per la cronaca, ad aggiudicarsi il match, sono stati i padroni di casa del Larissa (2 a 0 il finale). Se ne parlerà poco, inevitabilmente. Quei due minuti “extra” hanno oscurato tutto il resto.