Regini al Napoli: affare low cost o piano B?

Regini al Napoli: affare low cost o piano B?

regini

 

Ormai sembra cosa fatta il trasferimento di Vasco Regini dalla Sampdoria al Napoli, con Sarri che finalmente, dopo la cessione di Henrique, può abbracciare il tanto agognato difensore centrale da aggiungere alla sua attuale batteria. Già, difensore centrale, nonostante gli ultimi anni passati a scorrazzare sulla fascia sinistra della Sampdoria: potrebbe essere proprio questa una delle basi per la rinascita di un giocatore che, arrivato ai 26 anni, sembrava ormai avviarsi verso l’etichetta di “promessa non mantenuta”. L’acquisto di Regini potrebbe essere considerato una scelta dell’ultim’ora visti i nomi fatti da giugno ad oggi, ma il suo innesto potrebbe avere effetti positivi sia sulla squadra che sul giocatore stesso. Proviamo ad analizzare i pro ed i contro di questa operazione di mercato.

PRO

1- Talento Made in Italy: se è vero che il Napoli rientra in pieno nel novero delle squadre che hanno il minor numero di giocatori italiani in rosa, è vero anche che con Regini e Grassi gli azzurri hanno deciso di sterzare bruscamente verso la linea tricolore, puntando su talenti nostrani acquistati a prezzo di favore piuttosto che sperperare per fantomatici fuoriclasse sudamericani. Se è vero che bisogna coltivare per il futuro, ben venga se a germogliare sono dei boccioli del nostro orticello.

2- Mezzi importanti: di Regini si parla ormai da tempo, sin da quando negli Europei Under 21 giocati in Israele il difensore iniziò a sfoggiare le sue qualità nella stessa nazionale dei nuovi compagni di squadra Gabbiadini e Insigne. Piede sinistro educato, ottimo fisico abbinato ad una buona corsa e discreta velocità anche nelle brevi distanze, Regini ha una solida base su cui lavorare e completare la sua evoluzione in un difensore di tutto rispetto. La voglia di riscatto sarà di certo una molla importante per spingerlo a superare i suoi limiti, così come lo slancio propulsivo di una piazza esigente ma generosa come quella napoletana.

3- Vecchie e nuove posizioni: Vasco Regini nasce come difensore centrale, anche se le qualità nella corsa hanno spesso ingolosito i suoi allenatori nel reinventarlo terzino sinistro. Il ritorno alla posizione originaria (che in passato ha dichiarato di preferire) potrebbe sicuramente migliorarne il rendimento, essendo più affine alle sue caratteristiche tecnico-tattiche e magari arginandone limiti e sbavature.

4- Figliol prodigo: Regini dopo diversi anni incontra nuovamente Sarri, che già in passato lo aveva allenato ad Empoli impiegandolo proprio come difensore centrale. Questo sicuramente gli faciliterà l’inserimento negli schemi della nuova squadra e, conoscendo già l’idea di calcio dell’allenatore, potrà aiutarlo nel compenetrarsi nel nuovo ambiente. Ovviamente lo spessore dei compagni non potrà che incidere positivamente sulle sue motivazioni e, come già successo con altri giocatori, sulla sua volontà di mettersi in mostra rendendosi utile al progetto.

5- Costa poco e gioca bene: nonostante il rendimento finora non eccezionale, Regini può definirsi un acquisto accettabile considerando il costo esiguo ed il ruolo che andrà ad occupare nella rosa (vale a dire quello di 4 centrale o al massimo di jolly per la fascia sinistra). Facendo due conti, in caso di ripresa del giocatore il Napoli guadagnerebbe un ottimo prospetto italiano da poter impiegare come alternativa affidabile ai titolari, in caso di fallimento la perdita economica sarebbe davvero marginale.

CONTRO

1- Piano B: che il giocatore non sia una prima scelta è palese. La classifica di gradimento di Giuntoli & co. vedeva in testa Maksimovic, con Tonelli e Barba diretti inseguitori. Regini potrebbe apparire come una sorta di “tappabuchi” dell’ultim’ora, acquistato più per esigenze numeriche che qualitative. Il Napoli al momento è una squadra che deve puntare allo scudetto e proprio per questo dovrebbe fare mercato per migliorare la squadra più che completarla: da questo punto di vista di sicuro non si può dire che gli azzurri abbiano compiuto un passo in avanti.

2- Linea verde?: Se è vero che Regini è un giocatore italiano, è anche vero che non è più nel fiore degli anni. A 26 anni un giocatore dovrebbe ormai essere fatto e pronto per i grandi palcoscenici, con il Napoli che al momento, lottando attualmente su due fronti, può permettersi al massimo di investire su giovani promesse più che tentare di rivalutare temporanei flop.

3- Talento sprecato: i mezzi del giocatore sono effettivamente ottimi, ma se non ha mai compiuto il balzo decisivo è anche e soprattutto a causa di evidenti limiti tecnici e tattici: spesso distratto, ha più di un problema nell’eseguire perfette diagonali difensive, concedendo troppo agli avversari nell’ 1vs1 e prendendo clamorose sbandate in marcatura. Il lavoro maniacale di Sarri a partire dalla postura del corpo potrebbe aiutarlo, ma se i difetti del suo bagaglio tecnico sono effettivamente così radicati, difficilmente riuscirà a trovare spazio in una difesa così collaudata.

4- Scugnizzeria portami via: difficilmente la “cantera” tanto decantata da De Laurentiis ha prodotto giocatori arruolabili nella prima squadra, ma al momento Sarri sembra apprezzare particolarmente le doti di Sebastiano Luperto. E’ vero che è un classe ’96, è vero che non può essere considerato completamente affidabile, ma c’è da dire che con davanti Albiol, Chiriches e Koulibaly anche le chance di Regini potrebbero non essere superiori a quelle del giovane leccese. In tal caso, perché tarpare ulteriormente le ali ad uno dei pochi prodotti del vivaio che potrebbe un giorno essere utile alla squadra? Sei anni di differenza non sono pochi e, nel caso di Luperto, l’età permette di lavorare in maniera più intensa nel limare i difetti, incrementando i margini di crescita ed il valore del giocatore. Errore di valutazione?

Cinque pro, quattro contro: i numeri remano a favore della scelta di Giuntoli, almeno in partenza. Ora sta a Vasco Regini confermare le nostre sensazioni, oppure a farci notare qualche NO a cui non avevamo minimamente pensato. La palla passa al campo che, come sempre, non ammette alcun tipo di replica.