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pompieri

“Mi piacciono gli italiani, vanno alla guerra come fosse una partita di calcio e vanno a una partita di calcio come fosse una guerra…”. Aveva tutte le ragioni del mondo, Winston Churchill, per pronunciare queste parole a proposito del popolo italico. Sì, perchè, ci piaccia o no, la nostra mentalità è questa. Il calcio è così importante nella vita e nel modo di pensare di un italiano che in ogni piccolo gesto si nasconde una metafora o uno schema cognitivo tipico del gioco più bello del mondo, figurarsi in quelli più grandi. Se Churchill avesse saputo (e magari lo sapeva davvero) quello che è accaduto a cavallo tra il 1943 e il 1944 nell’universo calcistico italiano, avrebbe sottolineato dieci volte la sua opinione sugli italiani.

Ovvio parlare di 1943 e calcio nella stessa storia ad alcuni potrebbe apparire errato, finanche folle, ma questa è una storia vera che ha dell’incredibile. La storia, quella della seconda guerra mondiale, è discretamente nota. L’Italia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 l’Italia è spaccata in due dalla linea gotica. A sud ci sono gli alleati, a nord ci sono i tedeschi e ciò che resta dell’Italia fascista. Molti staranno pensando che in uno scenario siffatto, con bombardamenti e incursioni aeree tristemente diventati consuetudine, il calcio fosse stato fermato. Invece, seppur con forme particolari, in Italia il campionato non si è mai arreso alla guerra. Un po’ per offrire un minimo di diversivo a una popolazione falcidiata dal più grande conflitto bellico che il mondo ricordi, un po’ perchè il regime fascista vedeva nel gioco uno dei suoi strumenti di propaganda. Al di là delle valutazioni sulla correttezza o meno di questa scelta, sta di fatto che anche il campionato 1943/44 si giocò.

Si diceva di forme particolari, inevitabili vista la divisione del Paese. La Federcalcio, che era emigrata a Milano, in considerazione delle peculiarità del contesto, decise di creare un campionato dell’Alta Italia. La formula era complessa. In pratica erano previsti dei gironi regionali, divisi in tre fasi, da cui sarebbero uscite le squadre che si sarebbero sfidate nelle finali “nazionali” (definizione fantasiosa, mancando più di metà del territorio italiano). I problemi, ovviamente, sono tanti. Primo, molte zone del nord Italia sono irraggiungibili perchè tante strade sono crollate o sono state fatte crollare dai bombardamenti. Secondo, molti calciatori (essendo giovani e forti) sono stati chiamati a combattere. Terzo, durante la seconda guerra mondiale il rischio di trovarsi a giocare a pallone sotto le bombe non era così remoto. Le poche società calcistiche rimaste e iscritte a quel campionato si organizzano come possono. E il caso più ingegnoso è quello dello Spezia. La società ligure vive un momento drammatico sportivamente e non solo. Il presidente Perioli era stato catturato dai nazisti e spedito in un campo di concentramento. L’unico dirigente rimasto è Semorile che però vede la sua squadra dimezzata e col rischio di restare senza calciatori se questi dovessero essere chiamati in guerra. Ed ecco che nasce l’espediente. Semorile si accorda col locale comandante dei Vigili del fuoco per far arruolare i giocatori dello Spezia come ausiliari Vigili del fuoco (in modo da tenerli al riparo dalla chiamata dell’esercito) , viene creata una squadra parallela allo Spezia (la cui attività fu sospesa per quell’anno) che prese il nome di 42° Corpo dei Vigili del Fuoco La Spezia. Per tutti comunque quello è lo Spezia. Oltre agli ex giocatori dei bianchi si aggiunsero giocatori in prestito da squadre che per motivi bellici non potevano disputare alcun campionato. Per lo stesso motivo, ad esempio, Silvio Piola passo al Torino di Vittorio Pozzo dalla Lazio in una squadra che era l’embrione di quello che sarebbe diventato il Grande Torino che poteva contare, tra gli altri, su Mazzola, Loik e Gabetto. Inutile dire che i granata erano i grandi favoriti per la vittoria del campionato.

Ottavio Barbieri
Ottavio Barbieri

I Pompieri dello Spezia si iscrivono al girone emiliano perchè il Piemonte (nel cui girone sarebbero dovuti confluire i liguri) era irraggiungibile dalla Liguria, soprattutto per una squadra che al posto del pullman usava un’autobotte per i propri spostamenti. La squadra neo-formata viene affidata alla guida tecnica di Ottavio Barbieri, già campione d’Italia sulla panchina del Bologna, e pioniere italiano del “mezzo sistema” che prevedeva la presenza del libero. Messe da parte tutte le difficoltà i Pompieri spezzini cominciano la propria stagione. La formazione tipo vede Bani in porta, il libero è Persia, la difesa è composta da Amenta, Scarpato e Borrini. In mediana ci sono Gramaglia, Tommaseo e Tori. Rostagno e Costa sono le ali, mentre il centravanti è Angelini.

I Vigili del fuoco vincono con 13 punti il proprio girone mettendosi alle spalle Parma, Busseto, Fidenza e Suzzara. Proprio assieme a questi ultimi accedono alla seconda fase. Qui si ritrovano nel girone con Modena e Carpi. Lo Spezia batte il Suzzara mentre il Carpi si ritira. Col Modena i pompieri prendono una batosta perdendo 4-0 ma vincono a tavolino perchè i canarini avevano schierato un calciatore inabile alla leva. Così in qualche modo si arriva alla finale di zona contro il Bologna. Nell’andata i felsinei dominano, con Bani che però salva i suoi più volte. Al 79′ in contropiede Rostagno porta avanti i pompieri in palese fuorigioco. Il pubblico emiliano, infarcito di camicie nere, insorge. L’arbitro però non cede e convalida il gol prima di sospendere la partita, al Bologna viene comminata la sconfitta a tavolino per 2-0, gli emiliani indignati disertano la partita di ritorno mandando di fatto i Pompieri alle finali nazionali.

VV.FF._Spezia_1944
La formazione dei VV.FF. dello Spezia prima della finale col Torino.

Le finali si disputano all’Arena Civica di Milano. Qui, nonostante il rischio di bombardamenti aerei, si sfidano le vincenti dei tre gironi che sono riusciti a portare a termine tutte le fasi. Arriva quindi il Torino per il girone piemontese, il Venezia per quello veneto e, come detto, i Pompieri dello Spezia per quello emiliano. La prima sfida del triangolare è tra i liguri e i veneti. Finisce 1-1 con Astorri a pareggiare l’iniziale vantaggio spezzino di Tori. Il Venezia perderà, come da pronostico, contro il Torino. Quindi la finalissima (giocata prima di Torino-Venezia) è tra i granata e il sorprendente Spezia. I Vigili del fuoco sanno di essere inferiori dal punto di vista tecnico e Barbieri se la gioca sulla tattica. Mette in gabbia Mazzola, il fulcro del gioco piemontese, e trova il vantaggio con Angelini. La leggenda Piola però pesca il pari con un colpo di testa sontuoso. Ma a fine primo tempo accade l’incredibile: Costa pennella in mezzo e Angelini riporta avanti i bianchi. Nella ripresa il Toro spinge ma lo Spezia regge, anche grazie alla sorte, visto che al 90′ Mazzola colpisce in pieno la traversa. E’ finita, i Vigili del fuoco di La Spezia sono campioni d’Italia. O meglio, lo sarebbero. La federazione, in considerazione della parzialità delle squadre partecipanti al campionato dell’Alta Italia, non assegna il tricolore ai bianchi bensì una quasi inedita coppa federale. Solo sessant’anni dopo la FIGC concederà allo Spezia il titolo di campione d’Italia onorifico (non riconosciuto nell’albo d’orto della Serie A) e la possibilità di ricordarlo sulle maglie con un simbolo grafico, tutt’oggi lo Spezia ricorda l’impresa dei suoi Vigili del fuoco con uno stemma tricolore sulla divisa da gioco. Ma a rendere leggendaria l’impresa dei pompieri non è il riconoscimento di un titolo, bensì il coraggio di quei ragazzi che hanno inseguito il loro sogno anche giocando a pallone tra le bombe. Questo basta e avanza per dire che i Pompieri dello Spezia hanno vinto quello scudetto.