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SOSSIO ARUTA CAMPIONI – Quella di Sossio Aruta con il calcio è una storia d’amore vera, viscerale, scandita nel tempo dall’unità di misura principe di questo sport: il goal. A quasi 47 anni il “Re Leone”, divenuto celebre dopo la sua partecipazione al reality show “Campioni, il sogno” continua a giocare e, ovviamente a segnare. Nonostante lo scorso anno abbia tagliato il traguardo delle 350 reti in carriera, Sossio Aruta ha ancora fame e, tra una puntata di “Uomini e Donne” e l’altra, continua a gonfiare la rete con incredibile regolarità.

Sossio Aruta, una vita da bomber

Classe 1970, il bomber di Castellammare di Stabia comincià a far parlare di sè nel lontano 1988. A soli 18 anni dimostra che la Serie D e la maglia del Sant’Antonio Abate gli stanno strette. La sua prima stagione tra i grandi si chiude con 11 reti in 20 presenze e la chiamata in Serie B da parte del Cosenza. In Calabria però il non ancora ventenne Aruta non trova spazio: non scendere in campo è peggio di sbagliare un gol a porta vuota per lui, che preme un ipotetico tasto reset e ricomincia dalla D e dal Savoia, prima di un salto di categoria che lo porta a giocare – tanto – e a segnare – poco – in Serie C2 con il Francavilla. A 23 anni – stagione 1993/1994 – scende nuovamente di categoria per sposare il progetto del Trapani. Una mossa vincente, che lo porta in due stagioni a centrare la promozione in C2 da protagonista e, nel 1996, alla definitiva maturazione. E’ il momento più alto della carriera di Aruta, che per i successivi 7 anni rimane tra i professionisti e gioca in piazze importanti ed ambiziose come Benevento, Pescara, Ascoli e Foggia. La grinta ed il carattere sono sicuramente all’altezza della categoria, la media realizzativa un po’ meno. Lontano dai numeri fatti registrare tra i dilettanti, per assurdo la stagione migliore di Aruta – 15 reti in C2 con la maglia del Frosinone – è anche l’ultima vissuta in Italia tra i professionisti.

Il Re Leone ha ancora fame

A 33 anni uno potrebbe anche dire basta e pensare ad un futuro diverso, ma la storia d’amore tra Aruta ed il pallone – lo abbiamo detto – è viscerale e basta una scintilla – o meglio un gol – per riaccendere il fuoco della passione. La vita ed il destino lo riportano in Serie D per altri tre anni, l’ultimo dei quali vissuto con la maglia del Cervia di Ciccio Graziani. Tra un goal e una battuta, una sigaretta e un faccia a faccia col mito Graziani, l’esposizione televisiva lo rende una sorta di icona per quella che oggi ama definirsi “generazione ignorante” – nel senso buono (?) del termine -, amante del calcio di periferia e degli eroi il cui campo di battaglia è il campetto dietro casa. A 40 anni Sossio Aruta gioca in eccellenza e sembra avviato – questa volta veramente – sul viale del tramonto, ma il destino ha ancora qualche sorpresa in serbo per lui. Nel 2009 diventa il bomber del Tre Fiori – Serie A sanmarinese – e dopo aver vinto campionato e coppa nazionale si ritrova a giocare il primo turno preliminare di Champions League. Non sarà un’impresa epica, ma di sicuro è un piccolo sogno che si realizza (chiedetelo a Gullo, pure lui ex Cervia). Negli ultimi anni Aruta si è diviso tra eccellenza e promozione, arrivando a segnare il suo 350° gol in carriera alla veneranda età di 45 anni, con la maglia del Pimonte. Da buon bomber di razza, Aruta da due anni a questa parte tiene fede al ruolo di icona “ignorante” e si divide tra il campo – gioca in seconda categoria con la maglia del Casale 1964 – e lo studio di “Uomini e Donne”, dove partecipando al “trono Over” cerca l’amore della vita. Dopo il pallone, s’intende.