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guardiola delusion

Pep Guardiola al Manchester City dovrà affrontare un contesto mai trovato prima d’ora: quello di una squadra senza la minima tradizione in fatto di calcio giovanile.

L’annuncio di Guardiola come nuovo tecnico del Manchester City per la prossima stagione è stato un fulmine a ciel sereno, ma in realtà anche no: l’approdo dello spagnolo in Premier League è di certo una splendida notizia per il movimento inglese, che però di fatto aveva già pregustato il tutto dopo l’addio anticipato, almeno nelle parole, di Pep al Bayern Monaco. Il tecnico si prepara ad una stagione in Inghilterra che si prospetta ben diversa dalle altre e, anche per questo, forse più pericolosa e piena di insidie rispetto alle avventure già affrontate. Il motivo principale? La mancanza di un settore giovanile di livello alle spalle.

Chiariamo subito: il Manchester City ha una rosa invidiabile e fortissima, ed è molto probabile che, una volta trovata la quadratura del cerchio, sotto gli ordini di Guardiola i Citizens si toglieranno tantissime soddisfazioni. Bisogna però anche analizzare i successi di Guardiola e nel farlo non si può non notare come questi riescano a prescindere soprattutto da un lavoro notevole di costruzione di giovani calciatori abituati a giocare sin da piccoli con le stesse modalità tecnico-tattiche. L’esempio lampante di questo punto focale è senz’altro l’esperienza al Barcellona: nelle quattro stagioni da allenatore blaugrana, le percentuali di calciatori provenienti dal settore giovanile della squadra, la famosa Masìa, sono andate sempre ad aumentare plasmando veri e propri dati record. Nello specifico, si parte dal 48,1% della stagione 2008-2009 per proseguire verso il 58,6% e il 59,3% degli anni successivi, fino ad arrivare allo storico 64,9% dell’ultima annata sulla panchina del Camp Nou: una crescita di ben 16,8 punti percentuali che rappresentano al meglio la necessità di un background importante per il gioco di un Barcellona che, altrimenti, forse non avrebbe reso al massimo.

Non a casa, in questi anni al Bayern Monaco, pur dominando in Germania Guardiola ha fatto più fatica del previsto in Europa: il tiki taka spesso non si è palesato perché il dna della squadra diceva altro e il possesso palla, seppur massiccio, diventava spesso passivo e meno veloce. Non a caso, se andiamo ad osservare le statistiche, in questi tre anni di Bayern Monaco la percentuale di giocatori delle giovanili in prima squadra crolla miseramente: 35,8%, 27,8% e 24,5% i dati delle tre stagioni in Baviera, chiaramente in negativo e in controtendenza con i bisogni del tecnico. Il problema maggiore, però, potrebbe presentarsi proprio al Manchester City, squadra costruita a suon di milioni ma poco abituata alla programmazione giovanile. Il dato dei Citizens, in quest’ambito, è davvero inquietante: in questa stagione solo 1,1% della rosa è composto da ragazzi impegnati nelle selezioni giovanili.

Guardiola ama costruire dal basso e lavorare con i giovani, di conseguenza sarà probabilmente proprio lui il fautore dell’inversione di tendenza del City. Sarà però importante capire quale sarà l’impatto immediato del gioco di questo allenatore in una realtà prettamente diversa come quella di Manchester. Insomma, a molti non sembrerebbe, ma Guardiola sta prendendo probabilmente la decisione più rischiosa e coraggiosa della sua carriera: quella di mettersi in gioco in un campionato che non conosce e in una squadra che non rispecchierebbe minimamente, almeno in teoria, la sua idea di calcio. Le sentenze sono ben lontane dall’arrivare: Guardiola intanto programma il futuro, sperando di mantenere anche in Premier League un’aura da vincente di lusso.

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