Una Roma poco “braveheart” tiene testa al Real

Eduardo Barone
18/02/2016

Una Roma poco “braveheart” tiene testa al Real

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Roma-Real Madrid 0-2. Nell’andata degli ottavi di Champions League, la squadra di Spalletti esce sconfitta dall’Olimpico. Una prodezza di Cristiano Ronaldo e il gol di Jesè regalano la vittoria a Zidane. Ora nel ritorno al Bernabeu la strada sarà spianata per i blancos.

I giallorossi escono a testa alta dalla Corrida dell’Olimpico. Alla fine le giocate da fuoriclasse, quelle di Cristiano Ronaldo, hanno sbilanciato l’equilibrio del match a favore delle merengues.

ULTIMO PASSAGGIO CERCASI – La Roma fa molta densità a centrocampo, gestisce bene la palla, spesso e volentieri sottratta velocemente agli imprecisi palleggiatori blancos. La banda Spalletti non ha meritato il doppio svantaggio, anche se tutto è stato fatto bene meno che l’ultimo tocco finale, quello decisivo. E’ mancato infatti il guizzo finale, la puntata decisiva. Il gol insomma. Discutibile la scelta di lasciare in panchina Dzeko, proprio il terminale offensivo di cui c’era bisogno dall’inizio e non solo a partita in corso. Spalletti ha privilegiato la scelta di Perotti falso nueve, che però è rimbalzato come una pallina da tennis contro il muro costituito da Sergio Ramos e Varane. In attacco l’unico che porta speso specifico è Salah, predicatore nel deserto con tanta corsa e buona volontà ma che a volte però finisce con la palla sui cartelloni pubblicitari. Di certo però è stato il migliore tra gli attaccanti. Dall’altra parte della fascia non ha strabiliato El Shaarawy, apparso più leggero del suo compagno egiziano ma autore comunque di un paio di belle incursioni solitarie dell’area avversaria (una di queste si va a infrangere sull’entrata in scivolata di Keylor Navas).

ROMA BRAVEHEART? – Pjanic ha definito la Roma di ieri sera “coraggiosa”. Invece quello che c’è stato ieri è stato tutto meno che coraggio e cattiveria di proporsi con maggiore convinzione in avanti, avendo percepito la vulnerabilità del Real. A cominciare da Pjanic. Dal fantasista bosniaco ci si aspetta di più in queste partite. Invece ha giocato una partita troppo ordinaria per le sue qualità sopraffine. A vincere la sfida della regia è Modric, vera colonna portante della squadra di Zidane.  Tutto sommato però lo spettro delle eclatanti debacle per 6-1 e 7-1 contro Barcellona e Bayern Monaco era ancora troppo vivido per pensare ad una Roma libera da ogni pensiero. Ecco che quindi la sconfitta arriva in modo dignitoso, forse anche troppo. Sul gol di Cristiano Ronaldo c’era ben poco da fare. Il portoghese sposta la palla dal sinistro al destro con un tacco d’autore e poi scaraventa la sfera, con la complicità di una fortuita deviazione di Florenzi, nella porta dell’incolpevole Szczesny. Il secondo gol invece era evitabile (Digne temporeggia troppo e non accorcia su Jesè), ma è frutto dell’eccessivo allungamento della squadra giallorossa. “Questo è un nostro problema in effetti” ha ammesso Spalletti in risposta ad Arrigo Sacchi.

LA FISARMONICA – E’ proprio il capitolo fase difensiva il nodo il punto debole della Roma spallettiana 2.0. Il quartetto difensivo di ieri ha tenuto bene botta (Manolas il migliore della retroguardia), concedendo zero tiri nello specchio nel primo tempo e davvero poco anche nel secondo. Il problema è più che altro la fase di stiramento dei reparti che la squadra subisce passati 60 minuti circa dall’inizio del match. In pratica il filtro di mediana cala, tutta la formazione arretra troppo generando il cosiddetto effetto fisarmonica. Un difetto sicuramente da correggere. La soluzione, come ha ribadito lo stesso mister toscano, è quella di allenarsi di più a preparare una difesa alta, potenziando l’anticipo e la trappola del fuorigioco. Una impostazione non facile da acquisire a stagione in corso, ma un tentativo certamente va fatto se si vuole migliorare.