Non vince, ma convince: la Lazio vuole finalmente rinascere

Non vince, ma convince: la Lazio vuole finalmente rinascere

galatasaray lazio

Pronostici a sfavore e soprattutto circa quarantamila tifosi giallorossi più caldi che mai non hanno spaventato la Lazio. Fin dal primo minuto infatti , quando a partire dal minuto di silenzio (motivazione da aggiungere) la Turk Telekom Arena stava rispettando le aspettative di essere un campo “infernale” in cui giocare per le avversarie. Eppure Pioli e i suoi uomini hanno saputo mantenere il sangue freddo per tutta la durata de 90 minuti, addirittura sprecando fin troppe occasioni. Specialmente in occasione dello svantaggio, frutto dell’ennesima dimostrazione della fragilità del reparto difensivo capitolino, la situazione sembrava piuttosto difficile da rovesciare.

La leadership, essenziale come non mai, di Lucas Biglia ha mantenuto la squadra unita e calma. Il regista argentino ha infatti coordinato con grande carattere le due fasi dei suoi compagni, capendo quando fosse giusto spingere oppure quando chiudersi in difesa. Sugli scudi Milinkovic Savic, sempre più a suo agio negli schemi di Pioli, specialmente nella competizione Europea. Sfruttando poi la sua migliore caratteristica, il colpo di testa, il serbo ha pareggiato il match ridando fiducia alla formazione che si era vista clamorosamente negare un rigore netto qualche minuto primo. Proprio dal punto di vista psicologico la mancata chiamata dell’arbitro sul fallo subito da Matri, che ha mantenuto una direzione “all’inglese” per tutto il match, avrebbe potuto rovinare inevitabilmente la prestazione della banda di Pioli. Stavolta invece nessun complesso di inferiorità, diverbi fra compagni o giocatori in chiaroscuro. Tutti, Anderson compreso (anche se comunque piuttosto inconcludente) hanno apportato quantità e qualità alla casa laziale, seppur ognuno con i propri limiti tecnici. Molto positiva la prestazione di Lulic, oltre ai già citati Biglia e Savic, che dimostra quanto l’inamovibilità di Candreva e Felipe Anderson avesse fossilizzato la manovra offensiva Laziale. Nonostante ciò però la freddezza sotto porta è mancata, con ben 8 tiri nello specchio di porta i biancocelesti ne hanno capitalizzato solo uno. Matri, rispetto a Djordevic, ha portato molta più mobilità e movimenti alla manovra d’attacco, ma insieme ai suoi compagni ha gettato al vento due o tre occasioni nitide per andare in rete. La strada per sanare le debolezze mostrate rispetto alla scorsa stagione è ancora lunghissima e difficilmente verrà portata a termine entro la stagione, ma una crescita costante può ovviamente far solo che bene.

Ora tra la partita di ritorno e il possibile passaggio del turno c’è di mezzo il Frosinone, trasferta complicata che verrà però seguita da un gran numero di tifosi laziali, che hanno esaurito in poche ore il biglietto per il settore ospiti. Stavolta poche chance di non incidere offensivamente sul match, perché anche contro le grandi la coppia Ciofani-Dionisi ha dimostrato di saper sempre far male. Pioli avrà però un Mauri ed un Lulic in più (oltre che Keita non squalificato in Serie A) nel suo reparto offensivo, con l’obiettivo di ripartire proprio dagli esterni d’attacco per ridare concretezza ad una squadra sulla via della “redenzione”.