Osama Omari: “Non posso giocare altrove, devo finire il servizio militare”

Osama Omari: “Non posso giocare altrove, devo finire il servizio militare”

omari osama

La Siria e il popolo siriano in generale non sta vivendo un periodo troppo felice a causa della costante situazione di tensione che attanaglia il Paese del Vicino Oriente. Nonostante la situazione complicatissima che vede costantemente morti, bombardamenti e povertà a farla da padrona, in qualche modo in Siria il mondo del calcio prova ad andare avanti seppur non troppo convenzionalmente e con notevoli limitazioni. Grosse le complicazioni per quanto riguarda il campionato mentre la selezione nazionale nonostante gli stenti continua a macinare punti nel raggruppamento di qualificazione per i prossimi Mondiali di calcio in programma proprio in Russia nel 2018. Al momento la Siria è seconda nel proprio girone alle spalle del solo Giappone e con un solo punto a separare le due squadre. Ma come si può conciliare il mondo del calcio a questa estrema situazione del Paese? Fa un quadro della situazione il centrocampista dell’Al Wahda e della nazionale, Osama Omari in una bella intervista rilasciata al sito ufficiale della FIFA.

SERVIZIO MILITARE – Omari come molti suoi colleghi e connazionali presta servizio militare e proprio questo fattore è risultato limitante per il prosieguo della sua carriera: “Quando avevo 19 anni ho iniziato e normalmente si finisce in due anni. Ma sono dovuto rimanere a causa della situazione. Non posso andare a giocare altrove come i miei compagni, devo prima finire il mio servizio nonostante le tante offerte arrivate. Il nostro campionato è molto meno forte di prima, molti club sono scomparsi, è dura arrivare in tutte le città”.

DIFFICOLTA’ – Le difficoltà siriane si ripercuotono anche sulla selezione nazionale, costretta a giocare spesso fuori casa e ad allenarsi in modo particolare: “Mio cugino, Omar Khribin, che gioca anche lui in Nazionale, ha dovuto lasciare la sua casa, perché era nel mezzo di una delle zone di guerra. La sua famiglia è a Damasco, mentre lui è andato a Dubai. Non possiamo neanche allenarci insieme, ognuno lo fa con il proprio club. Non possiamo certo giocare in casa le gare con la Nazionale”.

NAZIONALE – Omari conclude parlando ancora della nazionale e mettendo sempre più in evidenza la situazione di disagio: “Chi milita a Damasco ha preso un autobus a Beirut, dove abbiamo preso un aereo per Qatar prima di volare in Malesia. E ‘stato lì che abbiamo giocato l’unica amichevole che abbiamo avuto in tutto questo tempo. Poi siamo andati a Singapore per la qualificazione ai Mondiali. Parliamo di calcio ma anche di guerra, è ovvio. Si parla della tristezza, ma pensiamo anche a rappresentare la nostra bandiera in campo. Noi tutti vogliamo la guerra finisca il più presto possibile, ma per ora dobbiamo fare quello che possiamo con quello che abbiamo”.