Totti serve alla Roma del presente o è già il passato?

Totti serve alla Roma del presente o è già il passato?

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Quante volte vi è capitato di affrontare un argomento calcistico e trovare davanti a voi qualcuno che la pensasse all’opposto? Come se un calciatore avesse due personalità distinte, da una parte fenomeno, dall’altra bidone. Anche nella redazione di MaiDireCalcio accade ciò e così, un po’ per diletto un po’ per conoscere le idee dei nostri utenti, abbiamo deciso di lanciare la rubrica “Dr Jekyll e Mr Hyde”, uno spazio a quattro mani dove si analizzerà l’argomento principe degli ultimi giorni e si cercherà di valutarne i pro e i contro, il buono e il cattivo, lo yin e lo yang, il giusto o lo sbagliato, il bello o il brutto, insomma un’analisi a 360 gradi.

FRANCESCO TOTTI SERVE ALLA ROMA? di Luigi Tortoriello

La questione ormai è annosa e ogni anno diventa sempre più insistente e delicata: Francesco Totti serve alla Roma? Ecco, prima di dare una risposta certa è precisa analizziamo la stagione del capitano giallorosso. Le presenze in campionato sono solo 5 con all’attivo una sola rete, mentre in Champions League conta una manciata di minuti. Pochissimo per uno come lui, estremamente poco. Il perchè è abbastanza palese: sia Garcia che Spalletti prediligono giocatori più prestanti fisicamente, con il primo che puntava ad una velocità maggiore nelle manovre offensive ed il secondo che chiede molto pressing da parte dei suoi attaccanti. Vista così, qualunque giocatore quarantenne di movimento che non si chiami Javier Zanetti (e quindi dalle dubbie origini molecolari) è inutile. Il punto focale ora sta nel capire se effettivamente un giocatore che non ha più tanta benzina nelle gambe sia realmente fuori da ogni possibile soluzione tattica. Incominciamo subito con lo stabilire che, per quanto tanti sognatori ci pensino giorno e notte, Francesco non può più fare il 10 vecchio stampo, sia perchè l’età non è dalla sua, sia perchè il calcio è cambiato troppo e questo ruolo così romantico è difficilmente applicabile.

L’altra soluzione che può venire in mente è arretrare il baricentro fino al centrocampo. La verità è che Totti non può ricoprire nemmeno quel ruolo, non ha il passo e probabilmente avrebbe difficoltà a mantenere le posizioni. In più in fase di copertura sarebbe un uomo in meno in una zona fondamentale. Conveniamo dunque che la posizione migliore per Er Pupone sia quella di prima punta, proprio il ruolo che gli tolse tante soddisfazioni sotto la prima era Spalletti. Se è vero che il Capitano non è più in grado di offrire prestazioni atletiche degne di nota, è anche vero che con un centrocampo così energico come quello capitolino si potrebbe fare a meno di chiedere proprio a lui un pressing tanto insistente, lasciandogli invece la possibilità di salire in un atipico ruolo di regista molto, molto avanzato. Sebbene Totti sembri un corpo totalmente estraneo al sistema di gioco dei suoi, proprio la sua fantasia ed il suo estro potrebbero essere la chiave per sbloccare le partite e per portare la Roma a fare quello step in più che al momento sembra molto difficile. È una squadra composta da tanti buoni giocatori ma il campione è uno ed è l’unico in grado di alzare il tasso tecnico dei suoi. Attenzione, ciò non significa che la squadra debba tornare a girare attorno a lui: sarebbe assurdo, anacronistico e surreale. Totti deve essere la carta in più, l’uomo da giocarsi a partita in corso, l’uomo da giocarsi contro le piccole che fanno catenaccio per ottanta minuti per poi fare contropiede nei restanti dieci.

Francesco è un tipo di giocatore che ogni allenatore dovrebbe avere, una persona con una visione di gioco fuori dal comune in grado di risolvere le partite. Puoi dare ad un giocatore da dosare bene dieci milioni annui? Certo. Visti gli sprechi degli ultimi anni, dai trenta e più milioni per Iturbe a giocatori comprati e ceduti come fosse nulla quali Destro, Bertolacci, Romagnoli e simili, Pallotta non dovrebbe preoccuparsi dello stipendio del giocatore più importante della storia del club. È in altri punti del mercato che dovrebbe lavorare meglio. Francesco sarebbe disposto ad assumere un ruolo più marginale rispetto agli altri anni? La quantità di infortuni che ultimamente lo hanno colpito forza quasi questa risposta. Francesco deve, purtroppo, assumere questo ruolo e sicuramente ne è perfettamente conscio anche lui. Oltremodo stiamo parlando di un giocatore dal carisma incommensurabile, un punto di riferimento per tutti. L’effetto che la sua uscita di scena può provocare è incalcolabile e difficilmente De Rossi è pronto ad accollarsi le responsabilità del 10. Avere Totti in rosa è una garanzia per i compagni, per i giovani, per l’allenatore che sa di avere un importante elemento tattico ed una sempreverde mossa di mercato. Totti è la Roma, i romanisti lo sanno. Le ultime generazioni sono cresciute con lui e amano la “Magica” perchè c’è lui. Il calcio è anche business e va considerato. Le condizioni per avere Francesco come parte integrante della squadra ci sono tutte e basta volerle applicare, anche a costo di modificare il proprio gioco. Se quello della Roma fosse un calcio perfetto, nel quale non ci potremmo permettere di dare consigli, la classifica sarebbe diversa, quindi tentar non nuoce. La risposta è si, Totti serve alla Roma, in chiave presente e soprattutto futura, dove sarebbe bene tenerlo in altri ruoli, a stretto contatto con la squadra ed i nuovi.

IL FUTURO E’ GIA’ PASSATO di Salvatore Lavino

Non fa mai piacere stare in panchina, nemmeno se sai di essere tra gli ultimi petali di una rosa, figurarsi se all’anagrafe sei Francesco Totti. L’uscita del capitano della Roma è più che comprensibile a livello umano e del resto non è l’unico esempio che abbiamo avuto in questi giorni; anche alla Fiorentina c’è stata una grana simile con Luigi Sepe, che da titolare in Europa League si è ritrovato a dover cedere i guanti a Tatarusanu pure nella competizione extracampionato, salvo poi lasciarsi andare ad uno sfogo in pubblico sui social network. Ma se il mister non ti fa giocare ci sono delle motivazioni sensate e tu che stai in panchina non devi fare altro che accettarlo e lavorare in silenzio. Anche questo fa parte del lavoro del calciatore, e nella fattispecie di Totti le dichiarazioni rilasciate al TG1 non fanno il bene della Roma.

Premessa: nessuno ama il club giallorosso più del Capitano, ma adesso (e già prima, in verità) vanno fatte delle riflessioni. A 39 anni e mezzo e con i limiti fisici del caso il tempo di fare spazio agli altri è stato ampiamente superato, ed è un pò il discorso che si potrebbe e dovrebbe fare allo stesso modo con Andrea Pirlo in ottica Nazionale: convocarlo per farlo giocare sarebbe una ingiustizia nei confronti del suo erede designato Marco Verratti, ma non usciamo fuori tema. Totti in pratica si lamenta di non contare più nulla alla Roma, però fra i tanti problemi intercorsi tra la società e la sua bandiera c’è anche il fatto che questa non è più la Roma nella quale Totti è nato, cresciuto e si è consacrato. Il presidente Pallotta è uno che bada al sodo e sicuramente non c’è il rapporto che si creò ai tempi con la famiglia Sensi…sembra poco ma anche questo incide, e Spalletti lo sa.

In più la stagione è nata male e proseguita peggio, a Garcia prima ed a Spalletti ora servono risposte immediate, praticità e reazione, e la classe di Totti non basta. Pesa l’età, è indubbia come cosa, così come pesano i tanti milioni spesi per Edin Dzeko, che toglierebbero il sonno a chi lo ha portato alla Roma se il bosniaco dovesse fare due o più partite di fila in panchina. E poi c’è il bravo Sadiq da svezzare, e c’è il contratto di Totti che scade il prossimo giugno: probabilmente anche questo sta avendo un ruolo determinante. E comunque non c’è nulla di cui meravigliarsi, ricordiamoci di Del Piero e Maldini, i cui addii a Juventus e Milan sono stati tutt’altro che concilianti. E’ così che vanno le cose quando finalmente ti accorgi che il futuro è arrivato ed è già diventato il passato. E Totti, che ama tanto la Roma, quelle parole non avrebbe dovuto esternarle, perché così facendo ha messo in difficoltà allenatore e dirigenza oltre a qualche compagno di squadra, accentuando l’idea dei maliziosi che da sempre vedono il club capitolino ostaggio della figura ingombrante del proprio capitano. Magari un tempo era così, ora non più, ed anche se vorresti spaccare il mondo per la tua squadra devi capire che le cose sono cambiate e pensare ad una uscita di scena dignitosa, senza interviste sensazionali e parole che potrebbero ritorcersi contro l’ambiente.