All’Olimpico succede di tutto, ma Totti e Spalletti non sono incompatibili

Eduardo Barone
22/02/2016

Spalletti-Totti

Roma-Palermo 5-0. In un Olimpico diviso dal caso Totti, i giallorossi trovano la quinta vittoria consecutiva in campionato e rimangono saldi al quarto posto. Dzeko e Salah trovano due doppiette, intramezzate anche dalla sigla di Keita.

E’ quasi comprensibile. La Roma travolge un Palermo piccolo piccolo con 5 gol e due doppiette (Dzeko e Salah). Eppure la quinta vittoria di fila che porta i giallorossi nel vivo della lotta al terzo posto  passa placidamente in secondo piano. A oscurare la scena c’è il caso Totti, costantemente sulle bocca di tutti nelle ultime 32 ore, momento in cui è stata resa pubblica la sua intervista rilasciata alla Rai.

CHE BEL PJANIC TREQUARTISTA – Prima però è doveroso occuparci dei fatti di campo. La squadra di Spalletti parte a rilento, impiantata e parecchio timida di offendere un Palermo indifeso e inconsistente. Lo dimostra la faccia appoggiata al palo di Edin Dzeko dopo il clamoroso gol fallito, che sembra preannunciare una serata di amarezze. Invece stavolta tutto va per il verso giusto. Dzeko segna un gol difficile e inizia la festa. La chiave tattica è finalmente la decisione di mettere Pjanic trequartista, al posto di Nainggolan, che torna a fare il suo prezioso lavoro in mediana. Il fantasista bosniaco gioca un’ottima partita e dispensa proprio al suo connazionale l’assist che sblocca la partita. I rosanero hanno Gilardino-Vazquez in attacco ma è come se non avessero nessuno in avanti. La squadra di Iachini non produce un briciolo di pericolosità nè gioco. I capitolini quindi ne approfittano per una grande abbuffata. Dalla destra Maicon fa razzie sulla fascia indomito. Salah si diverte a correre e a fare magie (il suo secondo gol da posizione impossibile e con effetto strabiliante alla Roberto Carlos è pura tecnica). Anche chi subentra dà il suo contributo, vedesi il cross al bacio di Perotti per la capoccia di Dzeko. Da segnalare anche il ritorno in campo di Strootman, che ha disputato una decina di minuti senza intoppi e sospinto dall’ovazione calorosa del pubblico.

QUERELLE TOTTI – Impossibile non parlarne. Anche se le parole dei protagonisti nella giornata di ieri hanno fatto maggiore chiarezza su una questione molto delicata. Io mi limito a dire che Spalletti e Totti sono due romanisti, entrambi estremamente legati a questa squadra e a tutto quello che le gira intorno. Le parole di Totti sono comprensibili ed escono dalle labbra di un (ancora) calciatore, ma non dal capitano della Roma in questo caso. I modi e i tempi dell’intervista che ha rilasciato non sono consoni. Doveva aspettarsi una reazione da parte di Spalletti, che dal canto suo ha forse parlato un po’ troppo (e non bene) pubblicamente delle condizioni del numero dieci nelle settimane scorse. Totti si è irritato, per usare un eufemismo, e ha fatto questa uscita improvvida. Ha pagato giustamente con una sanzione tecnica (l’esclusione dalla gara di ieri), essendo ancora un giocatore di calcio. Lui è di più però. E’ un simbolo del club cui appartiene e perciò ho trovato non irrispettosa, ma quanto meno inappropriata la scelta di Spalletti di impiegarlo negli ultimi spiccioli di minuti contro il Real Madrid. Totti non è un diciottenne appena uscito dalla Primavera, ma allo stesso tempo le sue lamentale sul suo scarso utilizzo sembrano quelle di un ragazzo che punta i piedi per avere il giocattolo che desidera: giocare.

C’è dell’altro però. E riguarda il rapporto fra Totti e la società. La domanda è:  è giusto che Pallotta gli prolunghi il contratto da calciatore per un’altra stagione? La risposta è più facile di quanto si pensi. La riconoscenza nello sport non serve a nulla se non è accompagnata da rendimento e risultati. Totti deve dimostrare di avere ancora i colpi e la tenuta fisica per aiutare la squadra. Certo, non come una volta. Ma comunque come ha fatto fino a prima dell’ultimo infortunio. Ieri è stata persa una grande occasione di dimostrarlo. Io sono convinto che Totti da calciatore può ancora essere utile. Lui pure. Ora servono i fatti però.