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miccoli

Due stagioni intense vissute da protagonista, fino a diventare uno degli idoli della tifoseria, entrando nel cuore dei tifosi. Fabrizio Miccoli ricorda la sua esperienza con la maglia del Benfica in un’intervista concessa al quotidiano portoghese “A Bola”, definita come “una della più bella della carriera”, terminata proprio nel dicembre scorso quando ha deciso di ritirarsi dopo l’ultima parentesi con i maltesi del Birkirkara.

“E’ stato un onore giocare nel Benfica, è stata una delle esperienze più belle della mia carriera- ha detto l’attaccante nativo di San Donato di Lecce- Non so spiegare l’affetto che i tifosi del Benfica continuano ad avere nei miei confronti. Forse perché ho sempre onorato la maglia che ho indossato e rispettato il club. Tutti ricordano il mio gol al Liverpool in Champions League ad Anfield Road, fu una rete bella e storica, senza dubbio uno dei momenti migliori della mia esperienza in Portogallo. Sono felice e orgoglioso per tutto quello che ho fatto ed è un piacere essere ricordato ancora dai sostenitori di una squadra grande come il Benfica. Ho apprezzato molto il messaggio che la società ha pubblicato sul sito ufficiale quando ho lasciato il calcio. Sarò sempre grato al club dove ho ancora amici come Nuno Gomes e Rui Costa”.

Nel corso della sua carriera, cominciata a pochi chilometri da casa con la maglia del Casarano, Miccoli ha vestito le maglie di Ternana, Perugia, Juventus, Fiorentina, Benfica, Palermo e Lecce. Personaggio controverso, numeri da fenomeno in campo e comportamenti spesso sopra le righe fuori, il Romario del Salento, così come venne soprannominato sin da giovanissimo, ha lasciato tracce importanti ovunque sia andato. Sprecata la grande occasione alla Juventus, dove ebbe difficili rapporti con la triade Moggi-Giraudo-Bettega, ha continuato a disegnare calcio in giro per l’Italia fino a qualche stagione fa. Particolarmente fortunati gli anni in rosanero da trascinatore assoluto (miglior marcatore in serie A nella storia del Palermo), prima della triste vicenda di alcune intercettazioni telefoniche che rivelarono gli insulti a Giovanni Falcone, decisivi nella fine dell’esperienza nel club del presidente Zamparini.