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Roma

Nel calcio, alla fine, vince sempre il più forte. Probabilmente una delle frasi fatte più inflazionate dell’universo pallonaro di casa nostra, eppure un bel fondamento di verità c’è. Ovvio, può capitare che una outsider sorprenda tutti e porti a casa il titolo, ma è molto raro. Decisamente più frequente è vedere le squadre più forti occupare le posizioni di vertice, anche a fronte di periodi difficili.

Un ragionamento banale che torna buono per spiegare l’attuale classifica della serie A. Con le squadre più attrezzate, Juventus, Napoli e Roma, a guidare la graduatoria. Tutte e tre hanno attraversato momenti difficili. I campioni d’Italia con la peggiore partenza della propria storia, prima di iniziare a macinare punti e avversarie. Anche i partenopei hanno avuto un inizio titubante, conseguenza fisiologica del cambio di guida tecnica e del tempo necessario a Sarri per capire che la propria squadra poteva esprimersi meglio senza trequartista e con un tridente puro. La Roma, invece, è letteralmente salita su un’altalena. Partenza sprint e sogni di gloria legittimati dai risultati, prima del crollo clamoroso nell’ultima tranche dell’era Garcia, fino a risorgere sportivamente con l’arrivo di Spalletti. E ora eccole lì tutte e tre a contendersi (lo dice la matematica) il tricolore.

E’ come se queste prime ventisette (ventotto nel caso dei giallorossi) giornate c’avessero presi un po’ tutti in giro. Hanno fatto venire l’acquolina in bocca a squadre come Fiorentina e Inter, lasciando presagire che questo sarebbe stato uno di quei campionati con finale a sorpresa, in stile Verona scudettato nel 1985 o Samp tricolore nel 1991. Invece la sensazione, corroborata dai numeri, è che lo Scudetto se lo giocheranno le solite note degli ultimi anni: Juventus, Napoli e Roma. Le tre squadre senza ombra di dubbio più forti della serie A, costruite appositamente per raggiungere l’obiettivo della vittoria finale, e poco importa se le dichiarazioni dei rispettivi dirigenti e allenatori, in estate come oggi, siano state sempre improntate a tenere l’asticella pubblica più in basso di quella fissata nel privato di uffici e spogliatoi.

I numeri si è detto. Qualcuno sostiene che siano come il bikini, non ti fanno vedere tutto ma tanto. E guardando il costume da bagno numerico delle prime tre salta all’occhio un dato clamorosamente chiaro. Le prime tre squadre della classifica vantano, per distacco, le migliori differenze reti del torneo. Più trentatré per Juventus e Napoli, Più trenta per la Roma. Basti pensare che la quarta miglior differenza reti sia della Fiorentina con più diciotto, lontanissima da quelle appena citate. Tra l’altro, guarda caso, la Viola in classifica è proprio al quarto posto. Normalmente, si è portati a pensare che il campionato lo vinca la miglior difesa. Vero, quasi sempre, come lo è, a sua volta quasi sempre, che il campionato lo vinca la squadra con la miglior differenza reti.

Dietro questi freddi, ma utili, numeri però si nascondono considerazioni emotive. Qualunque delle prime tre della classe non dovesse vincere il titolo, avrà qualcosa da rimpiangere. La Juventus, ovviamente, la partenza in retromarcia delle prime dieci giornate. La Roma l’esonero tardivo di Garcia. Il Napoli che, va ricordato, è comunque stata la squadra più continua nell’arco delle ventisette partite fin qui giocate, più che l’inizio lento potrebbe trovarsi a rimpiangere un mercato di gennaio che non è stato sufficiente a colmare forse l’unica lacuna dell’organico di Sarri, la sua mancanza di alternative dalla panchina. In ogni caso, questo campionato dopo essersela presa con tutta calma, ci sta dicendo che, alla fine, i valori veri vengono fuori e che il titolo lo vince sempre la squadra più forte o una delle più forti. Anzi, quasi sempre. Per fortuna.

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