SHARE

salah-roma-palermo

Calcio e tecnologia. La Roma di Spalletti si candida ufficialmente come “connubio perfetto” del football moderno: il tecnico giallorosso si avverrebbe infatti del prezioso lavoro portato avanti da una Startup statunitense nel campo dell’analisi dati. Il sistema di management utilizzato e sviluppato dai tecnici d’oltreoceano sarebbe molto simile a quello già utilizzato nel baseball da Billy Beabe (ex general manager degli Oakland Athletics); il figlio del numero uno della Roma, Chris Pallotta, ha commentato gli studi sovvenzionati dal padre “Se non stai guardando i dati correttamente, ottieni falsi segnali. E’ ancora importante avere persone che sappiano cosa cercare”.

ROMA E STARTUP A darne notizia è stata direttamente l’Agenzia ANSA “Da un lato il lavoro di Luciano Spalletti sul campo, dall’altro l’utilizzo di un software creato da una startup californiana. C’e’ anche un ‘supporto tecnologico‘ dietro agli ultimi progressi della Roma dalle sette vittorie consecutive in campionato. A svelare l’aiuto informatico in uso a Trigoria da alcuni mesi e’ il Wall Street Journal che collega la ripresa della squadra anche all’analisi dei dati sugli avversari che i collaboratori del tecnico toscano approfondiscono e studiano di volta in volta davanti al computer.

Il tutto è possibile grazie alla startup analitica ‘Tag.bio’, fondata a San Francisco da due giocatori dilettanti, Jesse Paquette (biologo computazionale) e Tom Covington (ingegnere del software proveniente dal reparto corse della Honda). Il duo e’ stato sostenuto economicamente nello sviluppo e nel lancio della piattaforma dal fondo di private equity Raptor di James Pallotta con un investimento iniziale da 250 mila dollari”.

Vanno alla grande gli affari a Tag.bio: la società a stelle strisce del cofounder e Ceo Tom Covington sarebbe in procinto di chiudere investimenti per 1,5 mln di $. Lo strumento di raccoglimento dati avrebbe la capacità di effettuare rilievi immediati in prossimità di gruppi di persone o di movimenti (fisici e non), riuscendo poi a disegnare un “albero di predizione” molto vicino alla realtà.

 

Stefano Mastini

SHARE