Inter, fu vera gloria? A Bologna e Roma l’ardua sentenza

Inter, fu vera gloria? A Bologna e Roma l’ardua sentenza

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28 giornate per capire la propria reale dimensione, trovare finalmente certezze e cercare l’impresa impossibile. Dopo il successo di ieri per 3-1 sul Palermo, l’Inter guarda alle prossime partite con più fiducia, conscia dei propri limiti ma soprattutto nuovamente convinta dei tanti mezzi a disposizione da riversare nella (rin)corsa al terzo posto utile per tornare in Champions League seppur passando prima dall’insidiosa strada dei preliminari.

I sette giorni che cambiarono la storia recente dell’Inter, potrebbero passare alla storia come quelli nei quali un gruppo allo sbando e senza guida, riuscì improvvisamente a ritrovare compattezza e orgoglio. Incredibile solo a pensarci dopo la sconfitta dello Juventus Stadium, realtà apparente dopo quanto visto nel giro di due partite che sembrano aver restituito ai tifosi nerazzurri, seppur al netto dei soliti cali di tensione, una squadra ancora in grado di poter dire la sua in questo finale di stagione. Abbandonati gli esperimenti e messe da parte le rotazioni esasperate, Roberto Mancini ha varato due moduli di gioco, quelli che probabilmente vedremo nelle prossime gare, ricavandone intensità, ritmo e gol come mai prima d’ora. Chiaro come per una volta, la scossa arrivata da una società spesso assente in passato, abbia influito sui giocatori, destandoli da un letargo lungo quanto tutto l’inverno che ci apprestiamo a lasciarci alle spalle, ma qualcosa è cambiato proprio nella testa e nelle convinzioni del tecnico jesino. Il 4-3-3 e il 4-2-3-1 sembrano al momento le uniche due strade percorribili visti gli elementi in rosa, in grado di sopperire alla conclamata assenza di un regista in mezzo al campo; ecco perchè, una volta alleggeriti da compiti di impostazione, sia Medel, che Kondogbia, hanno migliorato le proprie prestazioni (con il francese in evidente crescita), lasciando a Brozovic o Ljajic il compito di recapitare agli attaccanti palloni giocabili.

E se il croato non è ancora pronto per assolvere il ruolo di centrocampista davanti alla difesa in una mediana a due, il serbo è tornato a fare quello per cui era stato prelevato dalla Roma in estate. Ripescato dopo la brutta prova offerta nel derby di gennaio, Ljajic ha trascinato e ispirato le tante azioni pericolose prodotte tra Juventus e Palermo, proponendosi come collante tra centrocampo e attacco nel suo prezioso lavoro di raccordo. L’impressione è che Mancini voglia quasi trasformarlo in un regista avanzato in grado di svariare su tutto il fronte d’attacco e all’occorrenza abbassarsi fino alla linea dei centrocampisti per venire a prendere palla. Umorale e discontinua come il talento scoperto anni fa da Pantaleo Corvino, l’Inter appare oscillare costantemente tra l’essere squadra e perdere le giuste distanze in campo, caratteristica fondamentale per reggere e imporsi sul lungo periodo nel nostro campionato. Bologna prima e Roma poi, diranno definitivamente se quella dei nerazzurri sarà stata un’ottima annata o semplicemente un grande bluff. Dopo la svolta tattica, tutti attendono quella caratteriale.